“Buonanotte, Terra”: il racconto della giornata a bordo dell’astronave Orion

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«Assicuratevi di aver completato l’addestramento in ogni piccolo dettaglio. Preparatevi a qualsiasi imprevisto, ma allo stesso tempo divertitevi. Godetevela!». Il messaggio ai quattro astronauti della missione Artemis 2, che dalla scorsa notte (ora italiana, all’1.30 circa) sono definitivamente in viaggio verso la Luna, non arriva da un uomo qualunque, ma da Harrison Schmitt, detto «Jack», l’unico scienziato di professione (planetologo) ad essere sbarcato sulla Luna, proprio con la missione Apollo 17 che rappresentò l’ultimo viaggio Terra-Luna e ritorno. E Schmitt, che a quasi 91 anni ha vissuto con emozione il lancio di Artemis 2, aveva già conosciuto i quattro astronauti ed è in contatto con loro.

È uno degli unici quattro rimasti in vita tra coloro che hanno camminato sulle morbide sabbie seleniche ai tempi dell’Apollo. Intanto Orion viaggia spedita verso la Luna, dopo che il motore a propellenti liquidi del modulo di servizio europeo, realizzato per buona parte anche a Torino da Thales Alenia Space (azienda partecipata di Leonardo), si è acceso per alcuni minuti con precisione impeccabile. Qualche ora di sonno. Forse… Anche oggi, quando rispetto all’orario del Centro Europa è mattino, i quattro astronauti hanno dato la buonanotte al termine del secondo giorno del loro viaggio verso la Luna.

L’equipaggio di Artemis 2, composto da Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch della NASA e da Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese, ha appena concluso le comunicazioni con i controllori di missione a Houston prima di entrare nel secondo periodo di sonno della missione. «Va bene, Reid, è tutto. Buonanotte a tutti», ha detto il controllo missione di Houston al comandante di Artemis 2. «Anche a voi. Buonanotte, Terra», ha risposto Wiseman. Ieri l’equipaggio di Artemis 2, in particolare con Victor Glover, pilota della Orion, aveva completato un’accensione dei motori per aumentare il perigeo (punto più lontano) durante la seconda orbita attorno al nostro pianeta. Victor ha trascorso circa un’ora pilotando manualmente la navicella Orion attorno allo stadio superiore del razzo vettore SLS (Space Launch System) che aveva lanciato lui e il suo equipaggio dapprima in orbita terrestre.

Due tipi di orbite, una più bassa e una più alta. Glover ha riferito che la manovrabilità della navicella Orion sembrava «fluida». «Sembra muoversi un po’ di più, ma è molto reattiva alle correzioni, e sono riuscito a fermarla al centro», ha detto Glover a un certo punto mentre volava a meno di 15 metri dallo stadio del razzo. «Nel complesso, ragazzi, vola molto bene. Molto preciso». L’accensione li aveva preparati per la cruciale manovra di iniezione translunare (TLI) di alcune ore fa, che li ha inseriti sulla rotta storica verso la Luna. Riposeranno per qualche ora in più rispetto a ieri (ma già da terra i dati mostrano che il sonno non è proprio continuo… l’adrenalina è sempre alta ed è normale…).

Dopo 53 anni tornano di moda termini che all’epoca Apollo fece conoscere agli italiani Tito Stagno: traiettoria translunare (TLI) oppure LOI (inserimento in orbita lunare). La traiettoria translunare, questa volta, è merito del contributo europeo alla missione e gli astronauti si dedicheranno oggi, dopo il risveglio, ad esperimenti scientifici e ai collegamenti con Houston. La specialista di missione Christina Koch, anche oggi, collaborerà con i controllori di volo sulla Terra per riparare la toilette spaziale di Orion, il cui problema deriva da una ventola difettosa. Un bagno di bordo costato 16 milioni di dollari, che in effetti vale la pena riparare. «È il motivo per cui noi astronauti, una volta nello spazio, diventiamo tanto altro ancora – ci dice Paolo Nespoli, astronauta italiano dell’ESA che ha trascorso 313 giorni in orbita in tre missioni –. Dobbiamo diventare elettricisti, idraulici, cuochi, gruisti e persino parrucchieri. D’altra parte lassù non ci sono lavanderie, coiffeur, officine o una cucina vera e propria. È una delle cose meravigliose dell’essere astronauti, e che ti insegnano già durante l’addestramento a terra. Impari a fare un po’ di tutto, e poi questo ti serve anche quando torni a terra». Come ha consigliato il vecchio Schmitt, dell’Apollo 17: «Completate l’addestramento in tutti i dettagli. Poi faticherete, ma vi divertirete».

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