Scuola, torna la Dad a maggio? Il ministro Valditara smentisce: “Non è contemplata”

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Da ieri pomeriggio è tornata a rimbalzare online dopo le parole di Marcello Pacifico, presidente di Anief, il sindacato di categoria della scuola, una delle sigle più temute da genitori, insegnanti e alunni tutti: la Dad, la Didattica a distanza. Sperimentata e sofferta nei momenti più difficili del Covid, a suo parere se ne «potrebbe» riparlare a maggio per colpa della crisi energetica.

«Per frenare il costo della vita – ha infatti dichiarato Pacifico – il Governo e il Parlamento potrebbero valutare l’adozione della didattica a distanza al seguito del collocamento dei lavoratori pubblici in smart working. Potrebbe sembrare una soluzione eccessiva, ma sarebbe consequenziale all’entrata in vigore di misure atte a risparmiare le risorse energetiche, dalla razionalizzazione di luce, gas, petrolio allo smart working per tutti i dipendenti pubblici».

Un ragionamento presto smentito dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che questa mattina ha dichiarato all’agenzia di stampa Adnkronos : «La Dad non è contemplata in alcun modo». «Non si tratterebbe di un’iniziativa isolata dell’Italia. Certo la scuola dovrà essere l’ultima a chiudere – ha poi concluso Pacifico – ma se la guerra in Medioriente continua, anche la didattica potrebbe essere colpita dalla crisi energetica».

La prima risposta di alcuni dei governi del mondo è stata intervenire sull’organizzazione del lavoro e ridurre gli spostamenti, Bangladesh e Laos hanno ridotto la settimana scolastica, le Filippine hanno limitato le ore di apertura degli istituti. Lo Sri Lanka ha chiuso scuole e università il mercoledì, mentre il Pakistan ha sospeso le lezioni per due settimane. La scorsa settimana l’Agenzia internazionale dell’energia europea ha diffuso un piano in dieci punti con una serie di misure e consigli a cittadini, governi e imprese per ridurre i consumi di petrolio e derivati: non un diktat, ma un invito di Bruxelles a valutare regole e misure volontarie per ridurre i consumi. Il messaggio però è chiaro: la crisi non sarà di breve durata e andrà oltre la guerra. Se anche il conflitto finisse domani, tornare in fretta alla normalità non sarà affare cosi scontato.


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