Si apre lo scontro sul decreto sicurezza. Il Consiglio nazionale forense, che rappresenta gli avvocati in Italia, si dissocia dalla norma dei rimpatri dei migranti. Con un emendamento della maggioranza di governo, il decreto avrebbe dovuto introdurre un contributo di 615 euro per gli avvocati che seguono le pratiche dei rimpatri volontari. A patto che i migranti tornino realmente nei Paesi di provenienza. La norma è stata già approvata al Senato venerdì insieme al resto del provvedimento, è calendarizzata per martedì prossimo alla Camera e prevede il diretto coinvolgimento del Consiglio. L’istituzione che rappresenta l’avvocatura, avrebbe dovuto collaborare con il Viminale sia per definire i programmi di rimpatrio sia per definire i contributi economici. Ora lo scontro sembra certo. Non siamo stati informati “né prima della presentazione dell’emendamento, né durante il suo iter parlamentare, né dopo la sua approvazione – dicono gli avvocati – “il Parlamento intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento, sottolineando che le attività previste non rientrano tra le proprie competenze istituzionali”
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