Dopo l’Iran, Trump cercherà un nuovo nemico: prima Cuba, poi l’Europa

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L’analisi

Alan Friedman

“Una volta finita la guerra contro l’Iran, Donald Trump non si sposterà verso la pace. Si sposterà verso il prossimo conflitto. La politica di Trump ha bisogno di uno scontro permanente: se un fronte si chiude, un altro deve aprirsi. Il prossimo bersaglio con ogni probabilità sarà Cuba”. Alan Friedman, editorialista de La Stampa e direttore del Lugano Global Forum, osserva che il metodo di Trump è brutalmente semplice: creare crisi, dominare i titoli dei giornali, dividere gli alleati e poi alzare ancora il livello dello scontro. Un meccanismo senza fine. Secondo Friedman, dopo l’Iran la mossa più logica sarebbe Cuba per prima, l’Europa per seconda. Cuba offre tutto ciò che Trump cerca: valore simbolico, vicinanza geografica, utilità nella politica interna americana e un nemico ideologico già noto all’elettorato. Da qui a settembre, Cuba diventerà il centro di una rinnovata pressione americana attraverso sanzioni, minacce e una destabilizzazione calcolata. La speranza, naturalmente, è che tutto questo avvenga senza violenza. Poi arriverà un’altra guerra commerciale. Con i dazi esistenti in scadenza alla fine di luglio, Trump lancerà una nuova offensiva tariffaria contro l’Unione Europea e contro il resto del mondo. Il pretesto sarà la “sicurezza nazionale”, la formula passe-partout ormai usata per giustificare tariffe su quasi qualsiasi prodotto. Automobili. Acciaio. Mobili da bagno. Vino. Beni di consumo. Tutto può essere definito una minaccia.



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