Nella vita di una marca che ha già conquistato tutto – asfalto, pista, cielo, e pure il portafoglio dei miliardari – arriva il momento in cui il desiderio di espansione diventa quasi patologico. Ferrari, che da decenni ci ha abituati a vedere il suo cavallino rampante ovunque tranne che sulla luna (ma diamole tempo), ha deciso di prendersi anche l’oceano.
E non un oceano qualunque: un oceano “volante”, perché a Maranello evidentemente l’acqua ferma è considerata un affronto all’efficienza aerodinamica.
Ferrari, dalla F1 alla vela: ecco come sarà l’Hypersail: niente rosso, solo nero e giallo
Debutto al salone del mobile
Si chiama Hypersail, è un monoscafo di cento piedi che vola sull’acqua grazie a foil e a un sistema di controllo preso in prestito dalle auto da corsa, e ha appena svelato la sua livrea durante la Milano Design Week, come se il Salone del Mobile fosse l’unico palcoscenico degno di un’imbarcazione oceanica off-shore.
Ma attenzione: niente Rosso. Solo Giallo Fly sulla cabina, sui foil e sulle murate, Grigio Hypersail sul carbonio nudo. Un contrasto che, ci spiegano a Maranello, “genera un’estetica uniforme e funzionale”.


La strategia
Tutto nasce da un nobile principio: la performance detta le regole, il design le trasforma in bellezza. Frase che, detta da Flavio Manzoni, capo dello stile, suona quasi zen. In realtà significa che hanno preso i vincoli aerodinamici, idrodinamici, strutturali e li hanno trasformati in un oggetto che fa venire le palpitazioni pure a chi non distingue una randa da una mongolfiera. Il “coachroof” ricorda la 499P che ha vinto Le Mans, la silhouette evoca la Monza SP1/SP2, i pannelli solari sono calpestabili (perché anche l’equipaggio, si sa, deve poter passeggiare sul proprio investimento da svariati milioni). Tutto rigorosamente eco-sostenibile: vento, sole, movimento.


Lo stile parte dal Giallo
Il Giallo Fly, nato dal casco di Luigi Musso, dal giallo Modena, viene ora sventolato su un’imbarcazione che “vola” grazie a un know-how maturato sulle vetture. Come dire: abbiamo preso la seconda anima di Ferrari – quella gialla, un po’ ribelle, un po’ malinconica – e l’abbiamo messa a fare surf sull’Atlantico a cento nodi. Il logo sulla vela chiude il cerchio: l’F lunga che ormai campeggia ovunque, dalle monoposto alla Daytona SP3 battuta all’asta, fino a questa barca che sembra uscita da un rendering di un film di fantascienza in cui i ricchi fuggono dal pianeta morente con stile.
Matteo Lanzavecchia, Head of Vehicle Engineering e Chief Technology Officer del progetto, parla di “massime prestazioni in un ambito unico e imprevedibile come l’oceano”. Parole bellissime. Peccato che l’oceano, quello vero, sia diventato nel frattempo un ambito unico e imprevedibile anche per ragioni meno glamour: plastica, temperature, pesci che non ci sono più. Ma tant’è.
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