Booking finisce di nuovo nel mirino dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato. L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di Booking.com, Booking.com International e Booking.com (Italia) per pratiche commerciali scorrette. La piattaforma di prenotazioni turistiche, dal punto di vista dell’authority, presenterebbe le strutture ricettive aderenti ai programmi “Partner Preferiti” e “Partner Preferiti Plus” come selezionate in base alla qualità del servizio e al rapporto qualità-prezzo.
Eppure, i requisiti di accesso a questi programmi non sembrerebbero «idonei a supportare i vantaggi riconosciuti a quelle strutture», si legge in una nota. Che prosegue: «Secondo l’Autorità, infatti, la selezione delle strutture aderenti ai programmi “Partner Preferiti” avverrebbe perlopiù sulla base di criteri che privilegiano quelle che forniscono commissioni più elevate a Booking.com, piuttosto che sulla base delle loro caratteristiche qualitative».
Di conseguenza, i modi di presentazione delle strutture e i claim usati da Booking.com «per enfatizzarne le qualità potrebbero indurre i consumatori ad assumere decisioni commerciali, credendo – erroneamente – che queste strutture siano, a parità di caratteristiche, migliori in termini di rapporto qualità-prezzo rispetto alle strutture non aderenti. Questo potrebbe addirittura portare i consumatori a selezionare strutture in media più costose».
I consumatori: “Maggiore trasparenza”
Ieri, martedì 21 aprile, i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi di Booking.com (Italia) con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza. Nel frattempo, il Codacons commenta la notizia sottolineando che «gli utenti che utilizzano piattaforme di prenotazioni alberghiere come Booking hanno diritto alla massima trasparenza, perché i risultati e le indicazioni offerti da tali siti sono in grado di indirizzare e modificare le scelte economiche dei consumatori».
il caso
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L’associazione dei consumatori, inoltre, sostiene che «enfatizzare elementi come la qualità, il prezzo, i servizi al pubblico, in assenza di criteri oggettivi e solo perché la struttura paga commissioni più alte, rappresenterebbe una forma di inganno per gli utenti, e potrebbe determinare danni economici». Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, è necessario fare «subito chiarezza. I siti comparatori sono un passo avanti importante perché consentono di confrontare rapidamente i prezzi di tante strutture, permettendo al consumatore di poter scegliere quella più conveniente o quella che ha il miglior rapporto qualità-prezzo».
E conclude: «Questo meccanismo, però, funziona se le informazioni sono corrette e affidabili e se non si falsa l’ordine dei risultati privilegiando nel posizionamento alcuni rispetto ad altri, magari solo perché partner. Se l’ordine non dipende da criteri oggettivi ma viene modificato per altri interessi, viene meno la trasparenza del prezzo e la corretta dell’informazione che devono essere a fondamento di un sito comparatore».
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