Hugh Jackman: “Ecco le mie pecore detective”

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«Oggi so molto di più sulle pecore di quanto avrei mai immaginato. Non pensate nemmeno per un secondo che le pecore siano stupide, non lo sono affatto. Anzi, sono intelligenti, bellissime, appartenenti a tantissime razze diverse, per l’esattezza 900». Ebbene sì, Hugh Jackman si è innamorato delle pecore, e pensare che, solo fino a poco tempo fa, gli artigli del suo Wolverine avrebbero messo in fuga qualunque tipo di pacifico mammifero. Il cambiamento di prospettiva si deve all’esperienza vissuta in “Pecore sotto copertura”, il fim, mix di live action e Cgi, diretto da Kyle Balda, in cui interpreta George, pastore di buoni sentimenti, abituato a leggere ogni sera, davanti al gregge riunito, la favola della buonanotte. La sua morte, improvvisa e misteriosa, scatena, negli animali che lo venerano come un padre, un’inattesa mobilitazione, un coinvolgimento attivo, che cancella in pochi giorni tutti gli stereotipi di cui, da sempre, sono stati vittime: «Le pecore – continua Jackman – amano che gli si legga qualcosa e che gli si cantino canzoni. E, mi raccomando, non abbiate paura di parlare con loro, sono affettuose e sempre in cerca di coccole».

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I motivi per cui Jackman ha accettato di apparire nel giallo tratto dal bestseller da oltre un milione di copie vendute nel mondo, “GlennKill” della scrittrice tedesca Leonie Swann (pubblicato in Italia da Bompiani nel 2011 e in arrivo il 28 aprile in una nuova edizione della Nave di Teseo), sono vari: «Quando mi hanno mandato la sceneggiatura – spiega l’attore durante l’incontro con la stampa internazionale – mi hanno avvisato “si tratta di qualcosa che non hai mai letto prima, una via di mezzo tra “Babe” e “Knives out”. Avevano ragione, il racconto mi ha subito conquistato, ho pensato che il film sarebbe stato un perfetto “coming of age”, un’occasione per parlare del modo con cui si diventa adulti. In ogni momento, per tutta la vita, tutti continuiamo a crescere, spesso affrontando verità difficili e situazioni spaventose».

Il punto di forza di “Pecore sotto copertura” (dal 7 maggio nelle sale con Eagle Pictures) è nell’idea delle pecore parlanti e pensanti, ma anche nel divertimento con cui gli autori hanno citato e messo in scena i detti che le riguardano, dal cielo a pecorelle al fatto che contarle serva a prendere sonno: «La comicità – spiega l’autore della sceneggiatura Craig Mazin – nasce dalla dolcezza delle protagoniste e anche dai pensieri confusi che affiorano nelle loro teste. La bellezza viene dalla loro saggezza, l’indagine che svolgono è dettata dall’amore che nutrono verso il loro pastore e verso i loro simili, anche quando litigano».

Le invenzioni dell’autrice del libro hanno indicato il percorso da seguire: «Il modo in cui le pecore sono al tempo stesso intelligenti e innocenti – dice ancora Mazin -, la loro incapacità di comprendere come funziona il mondo, la loro convinzione che le nuvole siano semplicemente altre pecore che si sono spostate in cielo, la gioia delle scoperte e la tristezza dovuta ai primi bagni di realtà…il libro ci ha regalato un’incredibile materia su cui lavorare». Anche perché, nella campagna inglese che fa da sfondo all’avventura, gli umani, escluso George, fanno spesso brutte figure, o, almeno, si rivelano diversi da come, in un primo momento, vorrebbero apparire: «Il film fa ridere – aggiunge ancora Jackson -, ed è anche un ottimo giallo, insomma, è per tutti, perché parla del trovare se stessi e delle difficoltà che questo comporta. Spero che le persone escano dalle sale con un sorriso sulla faccia e senza alcuna intenzione di mangiare agnello a cena».

Il catalogo degli umani contribuisce al divertimento. Si va dall’imbranato poliziotto locale Tim (Nick Braun) a Rebecca (Molly Gordon) figlia adottiva di George, dall’ambizioso cronista Elliot (Nicholas Galitzine) all’esecutrice testamentaria Lydia, interpretata da Emma Thompson, tutta tailleur sgargianti e modi imperativi: «ll nostro stilista – ha osservato Thompson – ha creato splendidi abiti su misura, più simili a opere architettoniche che a capi d’abbigliamento. Questo mi ha fatto capire che Lydia sia potente, ma anche molto educata, il che significa che, anche quando dice “sei licenziato”, la frase non suoni poi così brutale».

Le pecore hanno voci note, come quella di Julia Luis Dreyfus che doppia la protagonista Lily: «Per la prima volta ho avuto l’occasione di interpretare una pecora – scherza l’attrice – , e in realtà avevo sempre desiderato farlo. Sono stata contenta, Lily è una pecora intellettuale, grazie al suo pastore, ha acquisito una serie di conoscenze che le permettono di risolvere il caso».

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