Per otto anni, i principali produttori italiani di snack salati a marchio privato si sarebbero accordati per dividersi i clienti della grande distribuzione. Con questo sospetto, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha chiuso il conto il 15 aprile scorso, infliggendo sanzioni complessive per oltre 23 milioni di euro ad Amica Chips, Pata e Preziosi Food.
Secondo l’Autorità, l’intesa ha preso forma nel maggio del 2016 e ha visto collaborare Amica Chips e Pata — i due principali fornitori di patatine e snack salati destinati alle referenze a marchio del distributore. Da gennaio 2019 sarebbe entrata a farne parte anche Preziosi Food.
Nel 2023 il mercato di snack salati a private label nella grande distribuzione italiana ha superato i 354 milioni di euro di vendite, con una crescita di oltre il 15% rispetto all’anno precedente.
Il meccanismo contestato dall’Autorità si articola su più livelli. Alla base c’era quello che le parti stesse hanno definito, nelle proposte di transazione, un «patto di non belligeranza»: Amica Chips e Pata si sarebbero impegnate a non contattare attivamente i clienti già riforniti dall’altra. Con il tempo, l’accordo si sarebbe esteso a tutte le catene della grande distribuzione. Stando alla ricostruzione Antitrust, quando una catena cercava un nuovo fornitore o tentava di mettere in concorrenza i produttori tramite gara, le società avrebbero coordinato le offerte: chi non doveva aggiudicarsi la commessa presentava prezzi gonfiati, dichiarava indisponibilità produttiva o non partecipava affatto alla gara. Le catene coinvolte nelle condotte descritte nel provvedimento includono Lidl, Eurospin, Penny Market, Esselunga, Coop, Carrefour e numerose altre insegne diffuse su tutto il territorio nazionale.
l’operazione
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A innescare l’indagine, avviata nel settembre 2024, era stata una segnalazione anonima ricevuta attraverso la piattaforma di whistleblowing dell’Autorità. A seguire ispezioni nelle sedi delle tre società, acquisizione di documenti e audizioni. Tra le prove raccolte figurano scambi di messaggi WhatsApp in cui i responsabili commerciali si scambiavano listini prezzi, si coordinavano sulle offerte da presentare e si aggiornavano reciprocamente sui contatti ricevuti dalle catene. Da quanto emerso, i concorrenti si riferivano tra loro con l’appellativo «cugini».

Il procedimento si è concluso con la prima applicazione, da parte dell’Autorità, dello strumento della transazione previsto dall’articolo 14-quater della legge antitrust. Le tre società hanno riconosciuto la propria responsabilità e accettato le sanzioni, beneficiando di una riduzione del 10% dell’ammenda. Pata e Amica Chips hanno inoltre ottenuto riduzioni più consistenti in quanto leniency applicant – rispettivamente del 50% e del 30% – per aver fornito elementi probatori che hanno consentito di ricostruire l’intera durata dell’intesa, risalendo fino al 2016. Le sanzioni finali ammontano a 8,2 milioni per Amica Chips, 7,6 milioni per Pata e 7,5 milioni per Preziosi Food, tutte ricondotte al limite massimo del 10% del fatturato previsto dalla legge.
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