«Siamo stati diligenti, magari non perspicaci». La frase della procuratrice generale di Milano Francesca Nanni segna l’inizio della giornata più delicata dopo l’esplosione del caso sulla grazia concessa all’ex igienista dentale di Berlusconi ed ex consigliera regionale lombarda di Forza Italia Nicole Minetti. Una vicenda che, nel giro di poche ore, da dossier giudiziario si è trasformata in caso istituzionale. O forse in terremoto politico, visto che le opposizioni hanno chiesto al Guardasigilli di riferire al Senato e che ieri è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni per «escludere le dimissioni» del ministro della Giustizia Carlo Nordio. «Non mi stupisce che difenda il suo ministro, lo ha difeso anche sul gravissimo caso Almasri – attacca la segretaria Pd Elly Schlein su La7. E aggiunge: «In questi anni Nordio alla giustizia non ha fatto altro che fallimenti».
In serata, a Cartabianca di Bianca Berlinguer, Sigfrido Ranucci insinua che Nordio sia stato nel ranch di Giuseppe Cipriani in Uruguay. Il ministro, in collegamento telefonico, nega nettamente: «Mai stato nel ranch o chissà dove del signor Cipriani. Sono insinuazioni da degrado morale. Avete toccato il fondo». Aggiunge di non averlo mai visto e nemmeno Minetti e, prosegue annunciando querele, rivendica che sul caso in questione «abbiamo ottemperato tutte le procedure al 101% e non voglio entrare nella polemica».

Sul caso Minetti, la Procura generale difende formalmente il proprio operato: gli accertamenti – spiegano Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa – sono stati svolti «sulla base di una delega classica» del ministero della Giustizia e ritenuti sufficienti per esprimere il parere favorevole. Ma quella stessa ammissione apre uno scenario nuovo: alla luce degli elementi emersi, il parere «potrebbe essere modificato».
Dal canto suo, anche in via Arenula serrano le file per allontanare qualsiasi ombra di negligenza. «La procedura relativa si è svolta nel pieno rispetto delle norme», dice il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. «Tutte le iniziative – aggiunge – saranno vagliate dagli organi competenti per le ulteriori indagini». Sisto ribadisce anche che il ministero non ha poteri di indagine e, di seguito al parere favorevole della Procura, ha formulato «un parere non vincolante, trasmesso alla presidenza della Repubblica».
Un rimpallo di responsabilità, con le opposizioni che chiedono un passo indietro del ministro, che ieri sera ha costretto la premier a intervenire personalmente per blindare – ancora una volta dopo il flop al referendum – Nordio: «Ho piena fiducia in lui», dice. E ancora: «Sicuramente, se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica, qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto. Però insisto: questo lavoro non lo fa il ministero». Per Meloni «è importante ricostruire come sono andate le cose» anche se «il ministero tende a confermare il parere positivo che gli è pervenuto e lo inoltra al Presidente della Repubblica che, di solito, conferma quel parere».

La stessa Minetti, tramite i suoi legali, vuole precisare la sua posizione: «È particolarmente grave che siano state attribuite alla mia persona circostanze e dichiarazioni mai rese, costringendomi a difendermi da fatti del tutto inesistenti». Nella nota si legge anche che «come qualsiasi genitore attento e responsabile di fronte a una grave patologia che ha colpito mio figlio, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a strutture sanitarie di eccellenza, in Italia e all’estero, al fine di garantire le migliori cure possibili» e che «l’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge».
Intanto, il livello di allerta sale. La Procura ha disposto accertamenti «urgenti e a tutto campo», attivando anche Interpol per acquisire informazioni dall’Uruguay sui soggetti coinvolti, a partire dal minore al centro della richiesta di grazia per motivi umanitari. I fatti emersi vengono definiti «gravissimi» e potrebbero portare a una revisione complessiva dell’istruttoria.
È proprio sul minore che si concentrano le principali incongruenze. Secondo fonti sanitarie, non risulta alcuna traccia nei database dell’Ospedale San Raffaele di Milano, struttura indicata nella ricostruzione del percorso sanitario del bambino. A questo si aggiunge la smentita del neurochirurgo pediatrico Luca Denaro dell’Ospedale di Padova, che ha dichiarato di non aver mai avuto in cura il figlio adottivo né di aver avuto contatti con Minetti.
Le verifiche si estendono anche all’estero, dove la vicenda assume contorni ancora più complessi. In Uruguay si indaga sull’affidamento del minore e sui rapporti tra i soggetti coinvolti, mentre non si esclude il ricorso a una rogatoria internazionale se le informazioni acquisite tramite Interpol non dovessero essere sufficienti.
Nel frattempo, Minetti denuncia anche una «indebita esposizione mediatica» del figlio, parlando di informazioni distorte.
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