PALERMO. Di sicuro c’è solo il mare. La spiaggia, quella decisamente un po’ meno. Chi, dopo 114 anni, subentrerà nella gestione del litorale alla società immobiliare Italo Belga, che a Mondello si insediò formalmente e stabilmente nel 1912, dopo avere realizzato la tranvia di collegamento con la città e bonificato le paludi della borgata marinara amata dai palermitani e dai turisti, soprattutto stranieri? Il rischio vero è che sia la stessa Italo Belga, a subentrare alla Italo Belga, in questo snervante Mondello-gate.
Cacciata quasi a furor di popolo (ma non di tutto il popolo, ché una parte di Palermo è legata al mito romantico delle cosiddette capanne e al rigore militare della società di diritto belga, con tanto di bandiera che sventola sullo stabilimento accanto al tricolore italiano), la società con sede a Mondello e Bruxelles, pur essendo stata tacciata di infiltrazioni e collusioni con individui e aziende in odor di mafia, è formalmente rientrata dopo che un decreto del presidente del Consiglio di giustizia amministrativa, in Sicilia organo di appello del Tar, l’ha rimessa in gioco. Almeno fino al 14 maggio, per ragioni di ordine pubblico, ha affermato il criticatissimo giudice Ermanno de Francisco, la società ha di nuovo in mano le redini della situazione.
La Regione, che aveva messo a punto un complicatissimo piano di divisione della spiaggia in tredici lotti, da assegnare un po’ cervelloticamente ad almeno tredici nuovi diversi concessionari, con periodi massimi di 90 giorni ciascuno, quando la stagione balneare ormai va da 150 a 180 giorni, è rimasta spiazzata. A parte che, nell’imminenza della scadenza del termine, le domande erano state solo quattro, fino a metà maggio l’unica regola vigente sarà l’incertezza. L’assessore regionale al Territorio, Giusi Savarino, di Fratelli d’Italia, chiede a de Francisco di ripensarci e revocare il suo decreto; il presidente della Regione, Renato Schifani, di Forza Italia, non condivide e preferisce aspettare; l’antimafia tutta, in genere sempre rispettosa verso i magistrati, si schiera compatta contro de Francisco, da Libera alla Fondazione Falcone, passando per Pd e Cinque stelle, gli chiedono tutti il passo indietro.
Insomma, caos totale in attesa della decisione finale dell’intero Cga sulla sospensione della revoca, negata dal tribunale amministrativo di primo grado e accordata in via d’urgenza dal solo presidente dell’organo di appello, che ha utilizzato un brocardo latino capace di stuzzicare l’immaginazione, “ne cives ad arma ruant”, il timore che la gente finisca col perdere il controllo, col litigare, ricorrendo alle armi. Esagerato? Forse non del tutto: senza più i freni inibitori costituiti da tornelli, barriere e personale di guardia, i palermitani si sono riversati in massa sulla spiaggia, gettandola nel caos totale; specialmente dopo i giorni canonici e di bel tempo della Pasqua e della Pasquetta, sono state raccolte tonnellate di immondizia. Insomma, nella carenza del pubblico, il giudice ha rimesso in gioco il privato. Solo temporaneamente, ma quanto temporaneamente?
La Regione, “proprietaria” delle concessioni demaniali delle spiagge, in febbraio aveva spodestato la società concessionaria, considerata infiltrata da elementi vicini alla famiglia mafiosa dei Genova, dipendenti stagionali con le fedine penali vacanti ma con cognomi e strettissime (figli, fratelli, mogli, zii, cognati, nonni) parentele che non hanno bisogno di presentazioni; inoltre la stessa società Immobiliare Italo Belga è in rapporti imprenditoriali con una società, la Gm Edil, sottoposta a interdittiva antimafia da parte della prefettura del capoluogo siciliano. La campagna martellante del deputato regionale siciliano di Controcorrente, Ismaele La Vardera, l’eco mediatica dello Stato delle cose di Giletti e un serrato battage giornalistico avevano portato a questa sorta di estromissione a furor di popolo. Ora però Schifani ferma i bandi fino al 14 maggio, vuole prima una decisione. Che non sarà comunque quella finale: altre ne verranno. Oltre un secolo dopo la bonifica, a ogni acquazzone Mondello torna a essere quella che era: un acquitrino, perché conserva la sua natura di palude. Regione e Comune di Palermo non riescono a dotarla di un efficace sistema di smaltimento delle acque piovane e restano impaludate anche loro in situazioni incancrenite e immutabili, allo stesso modo in cui, dopo avere estromesso la Italo Belga, ora rischiano di rivedersela ancora lì, con le due bandiere che sventolano imperterrite sulla cima dello stabilimento-palafitta, bellissima costruzione Liberty che domina il mare di Mondello.
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