Lavoro e “salario giusto”, queste misure non saranno sufficienti

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Indubbiamente, il “salario giusto” rappresenta uno dei provvedimenti più importanti tra quelli presentati da Meloni e discussi in conferenza stampa. Ma non ancora in grado di risolvere il problema delle paghe insufficienti, aggravato da un’inflazione che, pur non essendo ai livelli degli anni in uscita dall’emergenza Covid, con la crisi energetica comincia di nuovo a mordere e a preoccupare, come ha ricordato, tra gli altri, la Banca d’Italia. Anticipato nei giorni scorsi, il “salario giusto”, che si chiama così proprio per distinguersi da quello “minimo” diventato bandiera dell’opposizione e dei sindacati, ha avuto modo di essere studiato e giudicato da numerosi economisti. E se si dovesse cercare un punto comune di queste analisi, si dovrebbe concludere che concordano sul fatto che sarà insufficiente, per i sottopagati, a superare i limiti entro i quali sono ristretti, pur sollevandoli da una condizione di sfruttamento insopportabile. Alcuni calcoli dicono che basterà più o meno a coprire un terzo di quel che nel frattempo si è mangiato l’inflazione. Un terzo: e se fosse così potrebbe alla fine risultare conveniente soprattutto per i datori di lavoro contrari al rinnovo dei contratti nazionali.

Il governo rischia così di ripetere l’errore involontario compiuto aumentando l’occupazione (dati positivi, di cui la premier va orgogliosa) ma non accorgendosi di aver creato una sacca sociale di sofferenza: giovani che con un primo stipendio di novecento-mille euro, quando ci arrivano, non possono affittarsi una casa, né conquistare l’indipendenza dalle loro famiglie d’origine, né costruire un’unione non provvisoria, dando uno sbocco ai propri sentimenti, e men che mai pensare di avere figli, costruendo una famiglia. Giovani che, se verosimilmente stanno in queste condizioni anche dopo aver conquistato un lavoro, prima o poi finiscono con il prendersela con il governo, che non è in grado di metterli in condizioni di vivere meglio.

Naturalmente il “salario giusto” ha anche l’obiettivo di smontare la parola d’ordine che sta in cima alle rivendicazioni e slogan delle opposizioni, e forse di dividere la parte più moderata e riformista da quella più estremista e declamatoria. Obiettivo difficile da raggiungere anche questo, quando già è partito il conto alla rovescia per le elezioni del 2027.


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