La grazia concessa all’ex consigliera regionale lombarda di Forza Italia Nicole Minetti dal Presidente Sergio Mattarella nel febbraio 2026 nasce formalmente da motivazioni umanitarie: la necessità di assistere un minore gravemente malato. Eppure, a distanza di poche settimane, attorno a quel provvedimento si è aperto un caso politico e giudiziario. Non per la grazia in sé — istituto previsto dalla Costituzione — ma per i presupposti su cui si fonda. Minetti, condannata per sfruttamento della prostituzione nel caso Ruby bis e per peculato a causa delle cosiddette spese pazze in Regione Lombardia, avrebbe dovuto scontare la pena di 3 anni e 11 mesi ai servizi sociali.
Diversi elementi, emersi dall’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano, sollevano dubbi sostanziali che hanno costretto il Quirinale a chiedere al ministero della Giustizia di approfondire.
La malattia del minore: il presupposto chiave sotto verifica
Il cuore della richiesta di grazia era legato alle condizioni di salute del figlio adottivo della Minetti, descritte come gravi e tali da richiedere cure continue, anche all’estero. Si tratterebbe di una seria patologia genetica. Questo elemento ha inciso in modo decisivo sul parere favorevole del Ministero della Giustizia e della Procura generale. Nella richiesta di grazia, i legali di Minetti dicevano che i genitori adottivi si erano «dapprima rivolti a medici di ospedali italiani, tra i quali il San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova, che avevano tuttavia sconsigliato di procedere con l’operazione alla luce della natura complessa». Il problema è che le strutture sanitarie indicate nella documentazione avrebbero dichiarato di non aver mai avuto in cura né visitato il bambino. Né di aver mai avuto contatti con Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani. Loro sostengono di non aver seguito iter convenzionali e di essersi rivolti direttamente a dei medici di fiducia. Se risultasse falso il presupposto che il minore non potesse essere curato in Italia, questo punto non sarebbe un dettaglio: metterebbe in discussione il fondamento stesso della grazia, costruita su motivazioni umanitarie.
L’adozione del bambino: una procedura piena di ombre
Un secondo nodo riguarda l’adozione del minore in Uruguay. L’adozione è stata riconosciuta anche in Italia dal tribunale dei minori di Venezia ma diversi elementi fanno emergere possibili irregolarità nel percorso.
Tra i punti critici ci sarebbero alcune anomalie nella gestione dell’ente uruguaiano per l’infanzia (INAU), il cui dirigente è stato rimosso. E ancora sospetti su procedure troppo rapide o poco trasparenti con verifiche in corso anche da parte delle autorità locali su mandato dell’Interpol. Inoltre, ci sarebbe la denuncia di una coppia di persone che aveva iniziato il percorso di affidamento con il minore, poi improvvisamente in affido a Minetti e Cipriani. Dal 2019 al 2021, i due coniugi avevano ottenuto regolari permessi per poter stare con il bambino e portarlo a casa propria. Erano anche stati dichiarati idonei all’adozione. Prima che la sede centrale di Inau decidesse diversamente.
il retroscena
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La madre biologica scomparsa e l’avvocata morta
Il quadro si complica ulteriormente con due vicende parallele: la madre biologica del bambino, María de los Ángeles González Colinet, risulta scomparsa in Uruguay proprio nel periodo in cui esplode il caso mediatico. Inoltre, l’avvocata d’ufficio del bambino è stata trovata morta carbonizzata in casa. Stando alle ricostruzioni, tre giorni dopo l’ufficialità della notizia della grazia a Minetti, il ministero dell’Interno dell’Uruguay il 14 aprile aveva diffuso un avviso nazionale sulla scomparsa della madre del piccolo. L’ultimo avvistamento risale a febbraio a Maldonado. Lei ha a suo carico diversi precedenti penali, tra cui un omicidio del 2015. Per le leggi uruguaiane sarebbe stato impossibile per lei riottenere la custodia del figlio.
Lo stile di vita e la narrazione umanitaria
Un altro elemento di frizione riguarda la rappresentazione della situazione personale della Minetti. La grazia è stata motivata anche con la difficoltà di conciliare misure alternative alla detenzione con la cura del minore malato. Tuttavia, alcune ricostruzioni giornalistiche parlano di una vita all’estero non particolarmente compatibile con una situazione di emergenza sanitaria costante. Si parla di feste a Ibizia e nel ranch che la coppia ha in Uruguay. Anche qui non c’è una prova definitiva, ma una dissonanza tra il quadro presentato nell’istanza – quello in cui si sosteneva una “totale presa di distanza” dalla vita passata di Minetti e quello che emergerebbe successivamente.
Presupposti falsi?
Il nodo più serio è giuridico. Se venisse accertato che la grazia è stata concessa sulla base di elementi non veritieri o fuorvianti, si aprirebbe un problema senza precedenti. Si ipotizzerebbe il reato di falso. La grazia è un atto non facilmente revocabile. Tuttavia, alcuni costituzionalisti ipotizzano la possibilità di un “atto uguale e contrario” per annullarla in presenza di presupposti falsi. Sarebbe un caso limite, mai realmente sperimentato nella prassi repubblicana.
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