«Mi sento un po’ stanchino». Come Forrest Gump, dopo tanto correre, e vincere, Jannik Sinner inizia ad accusare la fatica. E le sue dichiarazioni alla vigilia della finale di Madrid contro Sascha Zverev (domenica ore 17, tv su Sky) hanno fatto scattare l’allarme al Foro Italico. «Le vittorie ti danno una scarica extra di adrenalina – dice Jannik – Tra la fine di questo torneo e Roma cercherò di recuperare. Poi, vedremo….». Frase sibillina che qualcuno interpreta come l’ammissione che il numero 1 Atp potrebbe saltare gli internazionali d’Italia.
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Madrid, Sinner vola in finale: Fils battuto 6-2,6-4. Domenica la sfida contro Zverev
ANDREA MELLI
Certo, dopo la sconfitta nei quarti di Doha contro Mensik la Volpe non si è mai fermata, vincendo tre ‘1000’ di fila a Indian Wells, Miami e Monte-Carlo che si sono aggiunti alla striscia aperta lo scorso anno a Parigi indoor. A Madrid potrebbe arrivare il quinto centro consecutivo, un record assoluto, che si aggiunge a quello di precocità già conquistato: Jan è il più giovane ad aver raggiunto la finale in tutti i 9 ‘Masters 1000’. In due mesi ha giocato e vinto 22 partite, perdendo appena 2 set sui 46 giocati (con Machac nel Principato e con Bonzi a Madrid). Uno strapotere, aumentato dallo stop forzato del suo grande (unico) rivale Carlos Alcaraz, che lo ha convinto a giocare in Spagna.
Master 1000 Madrid, Sinner e Nadal sullo speciale campo di allenamento: il Santiago Bernabeu

Da Madrid arrivano però notizie confortanti: Roma fa parte del programma, Jannik ci sarà. Un po’ perché al Foro non scenderebbe in campo prima di venerdì o sabato prossimo, un po’ perché fra Roma e Parigi – suo obiettivo dichiarato – avrà un’altra settimana di stop. Inoltre, saltare il torneo di casa dove partirà da strafavorito, a 50 anni dall’ultimo successo di Panatta (già invitato a consegnargli la coppa), suonerebbe davvero stonato: un affronto a tutti i suoi tifosi.
Oggi intanto c’è una finale ‘storica’ da vincere contro la vittima designata Sascha Zverev, che contro Sinner ha perso gli ultimi 8 match. «Non riuscirei a batterlo nemmeno con l’aito dell’AI», ha ammesso sconsolato Sascha. Che forse ha deciso di provarci con l’ultima arma che gli rimane: la ‘gufata’.
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