Le one-itis e i pick up artist, come funzionano i “gruppi di seduzione” frequentati da Andrea Sempio

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«L’unica volta che mi sono innamorato è capitato in un momento oscuro della mia vita, tra i 18 e i 20. Da quando ne sono uscito ho avuto alcuni dei momenti di forte passione per alcune donne (2 in particolare) ma nessuna ha mai avuto quell’impatto dirompente nella mia vita come lo ha avuto la mia ex one-itis». Questo messaggio è stato postato sul forum “Italian Seduction” con il nickname Andreas.

Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, ha firmato oltre 3mila post su quella piattaforma tra il 2009 e il 2016. “One-itis” è un termine usato in quegli anni dalla comunità dei pick up artists e nasce dall’unione dell’inglese one con il suffisso medico itis, che arriva dal greco -itis e indica una patologia. È una sorta di monomania amorosa, spesso vissuta nell’assenza di una reale relazione.

I pick up artist sono gli “artisti del rimorchio” che insegnano online e con seminari dedicati le regole della seduzione promettendo di trasformare i loro seguaci nella «versione migliore di loro stessi» capaci di conquistare «ogni donna». E qui sta la prima, problematica, contraddizione. Non la donna che desideri, che ti piace, ma proprio tutte quelle che vuoi. Perché alla fine le donne sono dei target, dei bersagli, come teorizza Neil Strauss, l’autore della “bibbia” del genere: “The Game”, pubblicato nel 2005. Traduzione italiana, “Il metodo”.

Bestseller internazionale, propone un percorso su due livelli poi scopiazzato per anni e ovunque: miglioramento dell’individuo e tattiche di approccio. Tattica, bersaglio: l’immaginario dei pick up artist fa il verso al lessico militare e non è un caso.

La comunità dei pick up artist ha un gergo quasi tecnico, pieno di acronimi. AFC è l’Average Frustrated Chump, l’uomo medio frustrato nelle relazioni, HB sta per Hot Babe ed è l’unità di misura dell’attrattiva femminile. L’ultimo “livello” delle UG, Ugly Girl, ragazze orribili, è quello warpig, maiale da guerra.

Le tecniche che promettono di far capitolare ogni donna, pure contro la sua volontà, sono sponsorizzate con un flusso costante di contenuti online. Chi guadagna sono i guru e le piattaforme, che vendono a chi pensa che la relazione con l’altro sia una questione di strategia consulenze personalizzate, corsi online, work shop, libri.

Anche se è un fenomeno nato agli inizi del Duemila, le “accademie del rimorchio” hanno continuato a proliferare soprattutto con il moltiplicarsi di reel su Tik Tok e promozioni su instagram.

Questi e le altre decine e decine di contenuti tutti più o meno simili possono pure far sorridere, se non fossero la plastica trasposizione di una visione distorta delle relazioni e di stereotipi di genere dannosi per entrambi i sessi. L’arte della seduzione formato pick up academy si nutre di oggettificazione, sessualizzazione e manipolazione.

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