Cento jet, un cacciatorpediniere lanciamissili e 15mila soldati: le forze Usa per “liberare” Hormuz

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Il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’inizio oggi del Progetto Freedom che tende a “liberare” lo stretto di Hormuz dall’influenza dei pasdaran e far circolare liberamente le petroliere nell’area. Subito dopo da Miami, dove ha il suo centro principale, il Centcom, il comando centrale americano ha spiegato che il supporto militare statunitense alla missione comprenderà cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota multidominio e 15.000 militari.

Forze navali e marittime

• Cacciatorpediniere lanciamissili: un numero imprecisato di unità (probabilmente classe Arleigh Burke) è stato distaccato per scortare e proteggere le navi mercantili “neutre”.
• Piattaforme Unmanned (droni): l’operazione include “piattaforme senza pilota multi-dominio”, utilizzate per il monitoraggio costante delle acque e la rilevazione di minacce asimmetriche.
• Navi da Guerra di Supporto: sebbene non facciano parte del contingente “nominale” dei 15.000, nell’area operano la portaerei USS George H.W. Bush (con circa 6000 soldati a bordo), la USS Abraham Lincoln (con circa 5500 soldati a bordo). La Bush è il fulcro dell’operazione, l’ultima unità della classe Nimitz. Ha un dislocamento di circa 100.000 tonnellate, lunghezza di 333 metri e alimentata da due reattori nucleari Westinghouse A4W che permettono velocità superiori a 30 nodi. Presenta una prua a bulbo per una migliore efficienza dello scafo e bordi del ponte di volo curvi per ridurre la traccia radar. Ospita oltre 80 velivoli, tra cui gli squadroni di caccia F/A-18E/F Super Hornet (“Jolly Rogers”, “Gunslingers”) e velivoli per la guerra elettronica EA-18G Growler.
• Oltre alle due portaerei maggiori, ci sono due navi del gruppo anfibio Boxer Amphibious Ready Group, la Tripoli e la Boxer. Queste ultime sono state schierate in anticipo per fornire risposta immediata e sono navi d’assalto anfibio, fungono da base per elicotteri e velivoli a decollo verticale (come gli AV-8B Harrier o gli F-35B). Hanno l’11th Marine Expeditionary Unit (MEU): Una forza di circa 2.500 Marines specializzata in raid di sicurezza marittima e operazioni di recupero in ambienti contestati.

GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA

Forze Aeree

• Oltre 100 velivoli: il contingente aereo comprende aerei sia land-based (basati a terra nelle basi regionali in Qatar, Emirati e Bahrein) sia sea-based (imbarcati sulle portaerei).
• Modelli attesi: sebbene il Centcom non abbia rilasciato una lista seriale, le forze USA nella regione operano tipicamente con caccia F-35C Lightning II, F/A-18E Super Hornet e velivoli da rifornimento e sorveglianza.

Personale e truppe di terra

• 15.000 militari: il personale è composto da membri di diverse branche, incaricati della logistica, della sicurezza marittima e del coordinamento tattico della missione.
• Unità Specializzate: sono inclusi team per la sicurezza dei convogli e probabilmente esperti di sminamento, data la natura dei pericoli nello Stretto.
Nell’operazione, inoltre, vengono impiegate alcune delle tecnologie militari più avanzate degli Stati Uniti per contrastare minacce asimmetriche (come sciami di droni e mine intelligenti) nello Stretto di Hormuz.
Tra queste:
1. Sistemi Unmanned e droni (Multi-Domain) come Spectre (USV – Unmanned Surface Vehicle) che è una piattaforma di superficie autonoma progettata per missioni di sorveglianza e guerra elettronica. Può operare per lunghi periodi grazie alla propulsione ibrida (vela/motore). Vanilla UAS (Drone Aereo a Lungo Raggio) è un drone di “Classe 3” con un’apertura alare di circa 11 metri. È celebre per la sua autonomia record che supera gli 8 giorni di volo continuo, ideale per la copertura persistente delle rotte dei mercantili. Collaborative Combat Aircraft (CCA)come gli YFQ-61 (General Atomics) e YFQ-63A (Anduril) che sono progettati per volare a fianco dei caccia pilotati (F-35), agendo come sensori avanzati o per “saturare” le difese nemiche in scenari ad alto rischio.
2. Per garantire la superiorità informativa, gli Usa utilizzano piattaforme ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) di altissimo livello, come i P-8 Poseidon, specializzato nella caccia ai sottomarini e nel monitoraggio delle acque; può ingaggiare bersagli marittimi direttamente; E-2 Hawkeye, “Radar volante” essenziale per rilevare droni kamikaze a bassa quota e coordinare il traffico aereo nello stretto; EA-37 Compass Call per l’attacco elettronico capace di disturbare le comunicazioni e i sistemi di guida dei missili nemici.

Inoltre, sono stati messi in campo scudi protettivi per la difesa da missili come l’Aegis e sistemi avanzati di sminamento per neutralizzare le minacce subacquee.
La spina dorsale della logistica è costituita dalle navi della Combat Logistics Force (CLF). Queste unità sono vere e proprie “città galleggianti” di rifornimento che permettono alle navi da guerra di rimanere in stazione per mesi. Nonostante l’autonomia in mare, il progetto si appoggia a nodi strategici: Port of Jebel Ali (Dubai), utilizzato per scali tecnici profondi grazie alla sua capacità di ospitare portaerei; base Navale in Bahrain sede della 5ª Flotta, che funge da centro di comando logistico e magazzino principale per le scorte.

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