Dichiarazione dei redditi, arrivano i controlli diretti sulle spese mediche

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Le spese per la salute, farmaci, visite specialistiche ed interventi chirurgici, sono una delle voci di più importanti che gli italiani portano ogni anno in detrazione dalle tasse. Tant’è che anche quest’anno su 1 miliardo e 300 milioni di documenti fiscali ricevuti dall’Agenzia delle Entrate, e già caricati sui 730 precompilati a disposizione dei contribuenti, ben 1 miliardo riguarda questa specifica voce di spesa.

Controlli più veloci

Da quest’anno, per effetto di un decreto emesso dal ministero dell’Economia e delle finanze lo scorso ottobre, arriva però una novità importante anche in chiave controlli su una voce che pesa per circa 5 miliardi di euro sul bilancio dello Stato. Nel caso un contribuente voglia modificare i dati relativi alle detrazioni delle spese sanitarie, infatti, l’Agenzia delle Entrate può accedere direttamente a tutte le informazioni relative a queste spese (ed anche alle spese veterinarie) inviate al Sistema Tessera Sanitaria per effettuare tutti i controlli formali del caso. La verifica, che in questo modo diventa certamente più veloce rispetto al passato, riguarderà le dichiarazioni selezionate in via centralizzata dalle Entrate ed interesserà sia le spese inserite ex novo sia quelle modificate rispetto ai dati presenti nei modelli precompilati, sia 730 che Redditi Persone Fisiche. I dati del Sistema Ts possono essere utilizzati per verificare la coerenza delle detrazioni dichiarate e venire confrontati in tempo reale con quelli comunicati dai professionisti sanitari siano essi medici, veterinari, farmacie, strutture sanitarie e da tutti altri soggetti obbligati all’invio dei dati che in questo modo assumono di fatto un valore probatorio rafforzato. I controlli potranno riguardare anche le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico nel caso questi risultino dalla dichiarazione che viene presentate.

Le spese escluse

Dalla consultazione restano ovviamente escluse tutte le spese per le quali il contribuente ha esercitato l’opposizione al loro utilizzo ai fini della dichiarazione precompilata. Già al momento della spesa ci si può infatti opporre evitando di comunicare il codice fiscale sullo scontrino parlante, oppure chiedendo al medico o alla struttura sanitaria di annotare l’opposizione sul documento fiscale che viene rilasciato. In tutti questi casi le informazioni non vengono rese disponibili all’Agenzia per l’elaborazione della dichiarazione.

Cosa controllare

Prima dell’invio del 730/2026, operazione che sarà possibile a partire dal 14 maggio sino a tutto il 30 settembre, nel caso vengano inserite delle variazioni o delle integrazioni alle spese da portare in detrazione andranno controllati con grande attenzione sia gli importi che vengono indicati sia i documenti di cui si dispone, sia la presenza o meno di familiari a carico. In particolare le spese presenti nella dichiarazione precompilata devono essere confrontate con scontrini, fatture, ricevute e col Prospetto web redatto dall’amministrazione finanziaria sulla base dei dati trasmessi dai diversi soggetti obbligati all’invio; le spese aggiunte manualmente devono essere documentate e riferibili al contribuente o ai familiari fiscalmente a carico; le spese pagate con strumenti tracciabili devono risultare coerenti con ricevute, estratti conto o altri documenti ammessi; le spese veterinarie devono essere controllate separatamente rispetto alle spese sanitarie; infine le eventuali opposizioni all’utilizzo dei dati sanitari devono essere considerate prima di correggere gli importi in dichiarazione.

Cosa si può detrarre e cosa no

Un errore comune che porta a sanzioni è l’inserimento di prodotti che però non sono fiscalmente detraibili. In particolare si tratta di integratori alimentari, prodotti fitoterapici, cosmetici, pomate lenitive non medicinali e parafarmaci in genere nemmeno se acquistati in farmacia, o se assunti a scopo terapeutico su prescrizione medica: sono tutte spese che non si possono detrarre anche se prescritte dal medico attraverso una ricetta e l’Agenzia delle entrate le esclude sistematicamente. Non si possono detrarre nemmeno le spese legate al benessere o all’estetica, i massaggi non terapeutici e le cure effettuate all’estero senza autorizzazione. I prodotti che riportano sullo scontrino la dicitura “Farmaco”, “Medicinale”, “SOP” (senza obbligo di prescrizione), “OTC” (da banco) o “Dispositivo Medico” (seguito dal marchio CE) si possono invece tranquillamente detrarre al pari delle spese per disabilità e quelle riferite alla Legge 104.

Attenzione ai pagamenti

Attenzione sempre alle modalità di pagamento. Per ottenere la detrazione, infatti, la spesa deve essere sempre pagata con sistemi tracciabili come bancomat, carte di credito, bonifico o assegno. Sono ammesse solamente due deroghe: una riguarda l’acquisto di medicinali e dispositivi medici in farmacia o parafarmacia, l’altra si riferisce invece alle prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale. Se invece si va da un medico specialista privato o in un centro non convenzionato, il pagamento in contanti annulla il diritto alla detrazione pur in presenza di una regolare fattura.

La conservazione dei documenti

È importante anche conservare i documenti: scontrini, fatture, ricevute di bonifico/Pos devono essere conservati per 5 anni (fino al 31 dicembre 2031 se ci si riferisce al modello 730/2026), poiché i controlli automatizzati sono diventati molto più frequenti. Oltre a questo bisogna poi ricordare che per le analisi di laboratorio o gli esami diagnostici (tisonanze, Tac, ecc.) non basta conservare la fattura perchè l’Agenzia delle entrate potrebbe anche richiedere la prescrizione medica (o un’autocertificazione) che attesti la necessità terapeutica dell’esame.

Resta l’aliquota del 19% senza tetti

Per il resto la disciplina della detrazione delle spese mediche non cambia, né (come pure i mutui) è sottoposta ai tetti sulle detrazioni per chi ha un reddito annuo lordo superiore a 75 mila euro introdotti quest’anno sulle altre spese. La detrazione Irpef è sempre pari al 19% della parte di spesa che supera la franchigia di 129,11 euro. In pratica, tanto per fare qualche esempio, se in tutto l’anno in farmacia si sono spesi solo 100 euro si resta sotto il tetto della franchigia e non si ha diritto ad alcuna detrazione. Se si sono spesi 200 euro la detrazione invece si calcola sottraendo 129,11 euro dai 200 spesi, risulta una base imponibile di 70,89 euro a cui si applica la detrazione del 19% che quindi risulta pari a 13,47 euro. Se ci sono state spese più elevate con 3.000 euro si potranno portare in detrazione 545,47 euro, con 5.000 euro di spese 925,46 euro e con 10.000 euro 1.875,46 euro.

Nel caso di spese sanitarie molto alte, che in alcuni casi peraltro possono anche non trovare riscontro nella capienza fiscale del contribuente, è possibile chiedere una rateizzazione delle detrazioni. Fatta eccezione per quella relativa all’acquisto dei veicoli per disabili se la spesa supera complessivamente i 15.493,71 euro (al lordo della franchigia di 129,11 euro), la detrazione può infatti essere ripartita in quattro quote annuali costanti e di pari importo. La scelta deve però essere resa manifesta nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui le spese sono state sostenute ed è irrevocabile.

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