Trump: “Colloqui positivi con l’Iran, molto possibile un accordo”

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Donald Trump ha consegnato una nuova proposta di pace all’Iran assicurando che, se accettata, chiuderà il conflitto aperto il 28 febbraio con l’operazione Epic Fury. E prima del suo viaggio in Cina. Altrimenti, i bombardamenti ripartiranno in forma più potente, “a un livello e con un’intensità molto maggiori rispetto a prima”. Teheran ha iniziato le sue valutazioni di fronte all’ultimo brusco cambio di rotta di Trump, tra indicazioni in parte positive e altre che vedono in alcune richieste Usa una “resa senza condizioni inaccettabile”.

Pechino, nel frattempo, si è unita al pressing internazionale per sollecitare la fine della guerra e la riapertura dello Stretto di Hormuz, quando il capo della diplomazia Wang Yi ha ricevuto l’omologo iraniano Abbas Araghchi.

Le indiscrezioni parlano di parti che non sono mai state così vicine a un accordo dallo scoppio del conflitto. Le ragioni sono piuttosto chiare: l’economia dell’Iran è al collasso con il blocco navale di Hormuz e i danni dei bombardamenti di Usa e Israele. Mentre Trump deve fare i conti sul fronte interno con un conflitto sempre più impopolare e i prezzi della benzina, la cartina al tornasole degli umori dei consumatori americani, spediti verso i 5 dollari al gallone contro i 2,80 pre-conflitto.

Se la portaerei americana Uss Gerald Ford ha lasciato il Mediterraneo per tornare in Virginia, infine, quella francese Charles-de-Gaulle ha superato il Canale di Suez per posizionarsi nella regione del Golfo. Per l’Eliseo, è il “segnale” che la coalizione promossa insieme a Londra è “pronta” ed è “capace” di garantire la “sicurezza” nello stretto di Hormuz.

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