Abusi sessuali e foto, 7 le vittime di Bonacina. Il silenzio del coach: “Fa punti, tolleriamo”

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Un predatore di ragazzine. Matteo Bonacina, arciere della nazionale paralimpica residente a Rivoli, campione del mondo nel 2023 in Repubblica Ceca, avrebbe approfittato del suo ruolo e del suo nome per abusare di giovani atlete che lo consideravano un simbolo, un modello da cui imparare. Finito ai domiciliari per violenza sessuale e stalking, secondo la procura di Roma il campione avrebbe abusato di almeno sette donne e adolescenti, tra la squadra e lo staff, a cui avrebbe inviato foto nudo, proposto rapporti sessuali e mandato messaggi volgari. E poi ancora. Palpeggiamenti e aggressioni.

Il coach minimizza

Le atlete segnalano quei comportamenti: Bonacina non è ciò che appare. Ma, raccontano le testimonianze raccolte dagli inquirenti, il direttore tecnico della nazionale “Para-Archery” Guglielmo Donato Fuchsova si gira dall’altra parte. Minimizza. Colpevolizza le vittime: «Finché tenete le gambe chiuse, cosa vuoi che succeda? ». Le invita al silenzio: «Se lui fa i punti, tolleriamo». Non solo. «Minacciava le atlete di estrometterle dalla squadra e di non convocarle se non avessero tollerato ed accettato le molestie», si legge nell’ordinanza. Il giudice scrive che il comportamento di Fuchsova, ora indagato per stalking aggravato, «era vissuto con paura, disagio e agitazione da atleti e tecnici, fino a stabilire un clima di terrore nella nazionale».

La denuncia

La vicenda nasce da una segnalazione anonima di un gruppo di tesserate sul portale della Federazione “Safeguarding Officier”. Nella lettera, mandata l’8 maggio 2025 al presidente federale e al Consiglio della Fitarco, veniva descritto «il clima di terrore» in cui vivevano le atlete, oltre alla «paura di ritorsioni». Lo sportello trasmette gli atti alla Procura federale e l’avvocato Giorgio Papotti (procuratore generale) avvia l’indagine sportiva. Bonacina e Fuchsova – che hanno fatto ricorso al collegio di garanzia – vengono prima sospesi, poi radiati.

I primi abusi nel 2013

I primi abusi, si legge negli atti di indagine, risalgono al 2013, quando la squadra era a Bangkok per partecipare ai mondiali. Lì, nel corridoio dell’hotel, una delle vittime viene fermata da Bonacina. L’uomo le avrebbe detto «che aveva con sé una valigia piena di giochi erotici da provare con lei». Poi, le foto intime inviate alla ragazza e le battute a sfondo sessuale. «Nel 2024, durante la preparazione per le Olimpiadi di Parigi, pretendeva che gli consegnasse un perizoma come portafortuna». Tra le sportive finite nella rete dell’arciere, è scritto nell’ordinanza, anche una 15enne: «La seguiva sui social, commentando le sue foto con apprezzamenti di ogni genere». Uno tra tanti: «Non so cosa ti farei».

Le denunce

Le testimonianze si susseguono. «Matteo – racconta una ragazza – non perdeva occasione per umiliarmi con frasi a sfondo sessuale, commentando le mie magliette e le mie forme». Nel settembre 2024, sempre alle Olimpiadi di Parigi, l’uomo si presenta nella camera di una collega. «Ero appena uscita dalla doccia e me lo sono trovato davanti. Si è buttato verso di me. Gli ho detto di smetterla, ho cercato di allontanarlo. E lui mi ha risposto che lo eccitavo». La donna prosegue: «Ha iniziato a toccarmi e io ho urlato. A quel punto è uscito dalla stanza. Tutto quello che ha fatto non ha mai trovato il mio consenso. È sempre stato fatto in modo violento fisicamente o verbalmente». Nella squadra tutti sapevano, ma nessuno sarebbe intervenuto.

Predatore sessuale

Un predatore sessuale, dunque. Che, come scrive il giudice di Roma nell’ordinanza, «agiva in maniera compulsiva» e ha proseguito «inarrestabile nonostante le contestazioni e le diffide». L’arciere, davanti al tribunale federale, ha puntato il dito contro le donne: «Hanno esagerato. Hanno detto delle cose e omesso delle altre. Quei messaggi e quelle fotografie intime? Scambi sempre ricambiati». Anche Fuchsova aveva incolpato le vittime, parlando di «una vendetta di determinate atlete per la mancata loro convocazione e perché disapprovavano le scelte tecniche». Oggi dichiara di «confidare nell’operato della magistratura e sull’esito favorevole della vicenda che mi vede coinvolto».

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