Delitti della ricina, convocato il parroco: potrebbe aver ricevuto confidenze di una delle vittime

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Prima di eventuali iscrizioni nel registro degli indagati, gli inquirenti potrebbero avere necessità di altro tempo. Prezioso per cristallizzare alcuni elementi sin qui emersi e ottenere nuovi riscontri. Ed è per questa ragione che, nei prossimi giorni, sarebbe previsto un nuovo giro di interrogatori di figure chiave: Gianni e sua figlia Alice, la cugina Laura e sua madre Maria.

L’interrogatorio del prete

Mentre, a sorpresa, è stato sentito don Stefano Fracassi. È stato lui a celebrare il funerale di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e non è escluso possa aver raccolto le confidenze della stessa Antonella, qualche giorno prima del decesso. Sempre ieri, è stata sentita anche una vicina di casa. Possibili tensioni, ricostruzione dei rapporti familiari, movimenti di quei giorni sono il focus su cui si concentrano le audizioni. Se il duplice omicidio di Pietracatella è al momento ancora un’inchiesta contro ignoti, il cerchio si è stretto attorno a due figure, legate da parentela.

I parenti

In parallelo, proseguono gli accertamenti sui dispositivi elettronici e le attività investigative sul web. Mentre si attendono la relazione definitiva dell’autopsia e il nuovo sopralluogo della Scientifica nell’abitazione di famiglia. Laura Di Vita dovrebbe essere ascoltata la prossima settimana. Probabilmente lunedì. Sarà la quarta volta. Sua mamma tornerà invece in questura per la terza volta. E poi, di nuovo, Gianni e Alice. Parti offese. Gli unici sopravvissuti alla strage con la ricina.

Le ipotesi

È la pista familiare la più battuta. Ed è lì che sono emerse alcune incongruenze nelle versioni su cui si stanno focalizzando le indagini. Di pari passo ci sono gli esami sui dispositivi informatici sequestrati nell’abitazione e sul cellulare di Alice. Potrebbero rivelare elementi preziosi per ricostruire spostamenti, conversazioni, persino i pasti consumati prima del decesso delle due donne nei giorni 27 e 28 dicembre. Quando ancora si ipotizzava un’intossicazione alimentare.

L’avvocato e le note sul telefono

«Le note sul telefono sono state scritte su mia indicazione, nei primissimi giorni dopo la tragedia, prima delle autopsie». A farlo sapere è l’avvocato che assiste la famiglia Di Ielsi. Paolo Lanese, in uno speciale trasmesso da Telemolise, ha rivelato di aver chiesto ai suoi assistiti di annotare tutto «perché prevedevamo esami testimoniali in questura a distanza di tempo, per cui ci siamo preoccupati di non perdere in quel momento delle informazioni che, a distanza di tempo, potevano essere utili».

Le analisi sui router

Nelle mani degli investigatori ci sono anche i due router sequestrati che potrebbero aver conservato traccia dei dispositivi che si sono collegati alla rete domestica durante il periodo natalizio. E quindi indicare chi, effettivamente, abbia frequentato l’appartamento in qui giorni. Se la sera del 23 dicembre c’erano soltanto Gianni, Antonella e la figlia minore, il giorno successivo la famiglia al completo si è riunita con altri parenti. Il pranzo dal papà di Antonella, la cena nell’abitazione oggi sotto sequestro. E l’avvelenamento sarebbe avvenuto proprio durante le feste. Come emerso nelle ultime ore, l’anno scorso – in alcuni forum online- sono state fatte domande proprio sulla ricina da parte di due nickname. Risalire a chi si nasconde dietro quegli account potrebbe essere decisivo. Certo, non è escluso si tratti di una semplice coincidenza. E se invece fosse una ricerca mirata del killer, mentre metteva a punto il suo piano?

I 4 sospettati

Intanto, a quattro mesi e mezzo dalla morte di mamma e figlia, il perimetro in cui si stanno muovendo gli investigatori sembra essere più chiaro. Al punto che i sospettati si sono ridotti a quattro e, tra loro, due risulterebbero particolarmente attenzionati. Si tratterebbe di due donne. «A Gianni – racconta il suo avvocato, Vittorino Facciolla – è stato chiesto se poteva immaginare qualcuno e lui non immaginava nessuno nello specifico, ma ha comunque manifestato agli inquirenti qualsiasi perplessità che poteva nascere anche da rapporti banalmente conflittuali che potevano far innescare una attività delittuosa da parte di soggetti terzi».

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