«L’acqua e i pesci erano tutto per lui. Davanti a un’enorme tragedia, ora ho solo la piccola consolazione che mio figlio era nel momento più felice della sua vita». È rotta dal dolore la voce di Manuela Beretta, la mamma del sub e ricercatore di Omegna Federico Gualtieri morto giovedì durante un’immersione alle Maldive. Il suo corpo non è stato ancora trovato, così come quello di altri tre dei quattro connazionali che hanno perso la vita con lui nei fondali dell’Oceano indiano. Le ricerche sono state sospese anche oggi (venerdì 15) a causa delle avverse condizioni meteo.
Il dolore per il figlio che non c’è più, si unisce ora all’attesa per quel corpo che ancora non è stato trovato. «Non mi sembra ancora vero – aggiunge la mamma -. Avevo sentito Federico pochi giorni prima, era felice dell’esperienza che stava vivendo. Una parte del gruppo era rientrata sabato, lui invece aveva deciso di rimanere una seconda settimana per continuare a collaborare con la sua docente Monica Montefalcone per alcune ricerche che stava portando avanti. Sarebbe tornato a casa domenica».
Tra la Liguria e il Cusio
Da qualche anno la sua vita gravitava in Liguria: studiava a Genova e la fidanzata Beatrice, anche lei universitaria, è di Sanremo. Appena poteva però tornava a Omegna. «Riusciva a dividersi tra amici liguri e quelli sul Lago d’Orta: era un aggregatore. Gli piaceva stare tra la gente» aggiunge la madre.
La passione per l’acqua era iniziata da piccolo, sul Lago d’Orta. «All’inizio era partito pescando, ma poi gli dispiaceva per i pesci. E allora si era appassionato al grande acquario che avevamo in casa: voleva sapere tutto sui pesci».
A 13 anni il primo corso di sub, a cui se ne sono aggiunti molti altri. «Dopo il diploma da geometra preso al Ferrini di Verbania decise di fare l’istruttore di sub – racconta la mamma – era stato a lungo a Malta e con il tour operator Albatros di Verbania (lo stesso che aveva seguito questa crociera scientifica, ndr) molte volte alle Maldive. Era diventata la sua professione».

Poi a 25 anni sentì che qualcosa gli mancava. «Voleva studiare il mare, non solo viverlo» aggiunge Manuela Beretta. E così prima la laurea triennale a Vercelli in biologia e poi quella specialistica in ecologia marina, con la tesi discussa a marzo.
Il progetto in Giappone
«Ora era al settimo cielo per il progetto di ricerca che ad agosto avrebbe iniziato in Giappone: andava a proseguire i suoi studi con il massimo esperto mondiale in materia. Realizzava il suo sogno. E prima, a luglio, per un mese avrebbe lavorato all’acquario di Genova».
Nelle parole della mamma la consapevolezza di un figlio che era realizzato. «Federico non sarebbe mai riuscito a stare senza il mare e i pesci. E’ morto nel momento più felice della sua vita».
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