Cinque bandiere verdi per il Friuli-Venezia Giulia, quattro per il Trentino-Alto Adige, tre per Piemonte e Lombardia, due per Valle d’Aosta e Veneto. In totale sono 19 i vessilli assegnati da Legambiente all’arco alpino. Si tratta di riconoscimenti ai territori montani «in cui le comunità generano valore puntando su sostenibilità e relazioni»: un po’ come le Bandiere Blu vengono attribuite alle spiagge più virtuose. È questo il comun denominatore che caratterizza le realtà premiate oggi a Rovereto da Legambiente nel corso del X Summit nazionale delle Bandiere Verdi. Realtà impegnate nella cura dei beni comuni, nella rigenerazione dei territori, nel puntare su economie locali, turismo dolce, cercando anche una risposta al problema della crisi climatica e dello spopolamento abitativo in quota.
Entrando nello specifico, sono cinque le categorie scelte quest’anno per l’assegnazione del distintivo green: “Comunità e rigenerazione dei territori”, “Conoscenza e ricerca”, “Cura dell’acqua e degli ecosistemi”, “Economie e filiere locali”, “turismo e abitare”. Dal collettivo Robida che, in Friuli-Venezia Giulia, ha saputo trasformare il villaggio di Topolò-Grimacco (UD) in un laboratorio permanente di rigenerazione montana con tutta una serie di attività, al Comitato Dora Baltea Viva che, in Piemonte, tutela il fiume come bene comune attraverso processi partecipativi. Dalla cooperativa sociale iLvb-I Love Val Brembana che, in provincia di Bergamo, unisce inclusione lavorativa e sviluppo locale promuovendo l’inserimento lavorativo di persone con fragilità, al Sentiero delle Dolomiti in miniatura e il Centro Orti Rupestri promosso dal comune San Tomaso Agordino (BL) a quello di Chiuro (SO) impegnato nel proteggere la stagione degli amori dei cervi riducendo il disturbo umano.
Il progetto Bollait in Trentino 
Tra le storie premiate, due si legano anche all’anno internazionale dei pascoli e dei pastori proclamato dall’Onu per il 2026: in provincia di Trento il progetto “Bollait” (gente della lana), di Barbara Pisetta e Giovanna Zanghellini, dà nuova vita alla lana del Lagorai creando una filiera etica e locale, unendo donne, pastori e artigiane in un progetto che cura il territorio, tradizioni e futuro sostenibile. In Valle d’Aosta, a Valgrisenche (AO), la cooperativa femminile artigianale Les Tisserands rinnova da oltre 55 anni la tessitura del Drap, valorizzando la lana locale, ossia quella della pecora Rosset, razza autoctonia valdostana, la cui salvaguardia è sostenuta in collaborazione con allevatori locali, rafforzando tradizione, innovazione e sostenibilità.
«Se da un lato le Bandiere Verdi raccontano il grande fermento e la voglia di fare di tante realtà montane – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, vicepresidente nazionale di Legambiente –, dall’altro lato va ricordato che questi territori non devono essere lasciati soli ma devono essere sostenuti e incoraggiati. Servono più politiche mirate e più investimenti per dare sostegno alle comunità e per ridurre la vulnerabilità dei territori, sempre più fragili a causa della crisi climatica lavorando su interventi di mitigazione e adattamento».
Oltre alle Bandiere Verdi, come ogni anno sono state assegnate anche quelle Nere (sette quest’anno), per ribadire che ancora troppo spesso si usufruisce della montagna in un modo poco sostenibile. Tra questi, si segnala, quello attribuito al comune di Cortina (BL) per la nuova pista da Bob e la Cabinovia Apollonio-Socrepes legate alle Olimpiadi invernali 2026, dato che – secondo l’associazione ambientalista – sono state ignorate alternative sostenibili e i rischi di dissesto idrogeologico.
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