Più bambini in cella con le mamme, sovraffollamento e aggressioni: la situazione delle carceri italiane

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Oggi oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del Dap hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l’esterno. A sostenerlo è Antigone nel XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia. “Nel promuovere queste misure si è fatto spesso riferimento a presunte questioni di sicurezza all’interno degli istituti eppure, proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione”, afferma l’associazione, che pubblica alcuni dati: le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 (+12,4%); le aggressioni tra persone detenute sono passate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (+73%); gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6%. È la Polizia penitenziaria che deve chiedere un ritorno al carcere aperto, sostiene Antigone. Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Nel solo 2025 ci sono stati anche 254 decessi complessivi, il dato più alto registrato da decenni. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi. Di fronte a questo scenario Antigone chiede al governo di cambiare radicalmente approccio e propone: un piano Marshall per le carceri riempiendole di vita in vista dell’estate allo scopo di ridurre il numero dei suicidi; il ritiro di tutte le circolari che hanno chiuso il carcere a partire da quelle sulla media e alta sicurezza; misure urgenti per ridurre il sovraffollamento; maggiore accesso alle misure alternative anche attraverso l’uso del Consiglio di disciplina allargato per proporre premi tra cui anche la grazia; predisporre l’accesso alla detenzione domiciliare per tutti coloro che hanno da scontare un fine pena inferiore ai 12 mesi; investimenti per il lavoro professionalizzante; apertura di sezioni di liceo e di poli universitari riducendo gli ostacoli burocratici; sport per tutti d’estate all’aperto in ogni carcere; il ripristino di modelli di custodia aperta e della sorveglianza dinamica; telefonate quotidiane; la riduzione dell’uso dell’isolamento e la limitazione della sorveglianza particolare oggi abusata; interventi immediati per prevenire suicidi e autolesionismo e informazione dei parenti nell’immediatezza dei fatti; costituzione di parte civile del Governo in ogni procedimento per tortura o lesioni commesse da esponenti del Corpo di Polizia Penitenziaria o altri membri dello staff; screening generale di salute per tutti i detenuti a partire da malattie infettive e psichiatriche ed altro ancora. “Quello che riscontriamo quotidianamente con le nostre visite di monitoraggio, nelle nostre conversazioni con tutte le componenti che lavorano e vivono nel sistema penitenziario, è un panorama di crescente tensione. Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati. Dove le giornate passano nella noia e nell’apatia, con l’uso di psicofarmaci come elemento “calmante” e “stabilizzante”. Bisogna invece aprire il carcere, al mondo esterno, al volontariato, alle attività”, dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

Il sovraffollamento

Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. Sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia. È quanto rileva il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia dal titolo ‘Tutto chiuso’, presentato oggi e realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone. “Nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri, i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso”, si sottolinea.

La situazione sui suicidi

Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Nel solo 2025 ci sono stati anche 254 decessi complessivi, il dato più alto registrato da decenni. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi. È quanto rileva il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo ‘Tutto chiuso’, presentato oggi e realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone. “Questi numeri raccontano una crisi strutturale, non emergenze isolate”, si sottolinea.

Crescono le aggressioni tra detenuto

Le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 (+12,4%); le aggressioni tra persone detenute sono passate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (+73%); gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6%. È quanto rileva il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo ‘Tutto chiuso’, presentato oggi e realizzato attraverso 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone. “È la Polizia penitenziaria che deve chiedere un ritorno al carcere aperto”,

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