Guerriglia al derby Toro-Juve: grave un tifoso bianconero, cosa è successo dentro e fuori lo stadio

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Alle 21,45 un uomo a Torino è sotto i ferri in ospedale alle Molinette. È un ultrà della Juventus, è di Milano e ha 36 anni. Non è ancora chiaro cosa l’abbia colpito alla testa, se una bottiglia o un lacrimogeno. Alla stessa ora, dentro lo stadio, l’arbitro fischia l’inizio del derby che una parte dei tifosi voleva a tutti i costi bloccare. «Hanno colpito uno dei nostri, è in fin di vita. Questa partita non si gioca». La decisione è un’altra e il settore ospiti si svuota. Fanno come loro anche un centinaio di ultras granata. «In segno di solidarietà», dicono. Polizia e carabinieri presidiano il perimetro dell’Olimpico con uomini e idranti: l’obiettivo è che non ci siano contatti tra le tifoserie. Come sono riusciti a fare ieri notte e poi nel pre-partita.

Gli scontri fuori dallo stadio

Sabato sera gli ultras bianconeri si danno appuntamento a Moncalieri, sede dei Drughi. Quelli della Maratona, invece, si radunano nel quartiere Vanchiglia. Gli striscioni apparsi poche ore prima nella centrale piazza Vittorio non lasciano ben sperare: «Per quelle merde – rivolto agli juventini – nessuna pietà». La resa dei conti è alla porta Sud di Torino, via Spazzapan, ma il contatto non c’è, evitato dalla Digos.

I disordini, quelli veri, scoppiano poco prima delle 18, quando il corteo autorizzato degli ultras granata trova gli avversari ad attenderli a due passi dall’ingresso dello stadio. La polizia c’è, partono i lacrimogeni, evita gli scontri ma non può evitare il lancio di oggetti. Vengono fermati tre sostenitori della Juventus. Ma è in questi minuti che finisce a terra l’ultrà bianconero. Lui milita nei Viking. Nel corso della serata viene stabilizzato, ma le sue condizioni restano gravi.

Tensione allo stadio

Intanto, la situazione è tesa anche dentro lo stadio e non solo perché una buona parte dei distinti granata è occupata dai tifosi bianconeri, con gli steward a fare da barriera. Le voci di un ultrà juventino in gravi condizioni si diffonde velocemente sugli spalti dopo quel che è successo nel pre-partita, con il settore ospiti a chiedere a gran voce di poter parlare con la squadra. Il capitano Manuel Locatelli, scortato da alcuni dirigenti, va sotto la sua curva durante il riscaldamento e cerca di capire che cosa sta succedendo. «Siamo preoccupati per quello che sta avvenendo fuori – dice in contemporanea l’ad Damien Comolli -: è molto triste, non è questo che vorremmo vedere nel calcio, e siamo preoccupati perché alcuni dei tifosi sono andati anche all’ospedale e non sappiamo esattamente cosa è successo: hanno avuto bisogno di cure sanitarie e andrò a trovarli dopo la partita».

Derby, assalto degli ultras della Juve a quelli del Toro: la polizia entra in azione

Gli ultras: «Fermate la partita»

Sono attimi concitati: gli ultras gli dicono che la partita deve essere sospesa e rinviata dopo quel che è successo con la polizia. Locatelli cerca di capire e poi si confronta con i vertici del club per capire che cosa fare: ne nasce un fitto confronto a bordocampo, dove viene coinvolto chi gestisce l’ordine pubblico, mentre i tifosi bianconeri iniziano a cantare «Questa partita non si deve giocare». Così Locatelli ritorna sotto il settore ospiti, mentre la sua squadra è dentro lo spogliatoio in attesa di iniziare la partita, e la minaccia diventa più chiara: «Se giocate, invadiamo il campo».

Lo stop

Sono le 20,30 e così tutto si ferma: Juve e Toro restano negli spogliatoi, mentre i dirigenti delle due squadre si confrontano su come agire e di mezzo c’è la Questura a gestire la situazione. Alle 20.45 si dovrebbe iniziare, ma i minuti passano e nessuno scende in campo: la musica, invece, prosegue senza sosta e non vengono fatti annunci, perché nessuno ha certezze. Le voci si rincorrono e il nervosismo aumenta, mentre le altre partite della Serie A (si doveva giocare in contemporanea per la corsa Champions) iniziano.

La partita riprende

È tutto surreale, fino a quando le squadre tornano in campo per riscaldarsi e riprendere la partita, che viene fissata alle 21.45. Ma questo scatena la protesta dei tifosi juventini: alle 21,24 abbandonano il settore ospite, mentre uno di questi brucia una sciarpa del Toro. Nell’altra curva, invece, la maxi-coreografia viene cancellata e anche un centinaio di ultras granata lascia la Maratona prima del fischio d’inizio che verrà data alle 21,50. Prefettura e questura non cedono alle pressioni. Alla fine si gioca, senza ultras e dopo un’altra giornata piena di vergogna per il calcio italiano che aveva scelto, per la prima volta nella storia, di fissare il derby di Torino all’ultima di campionato. Un errore pagato a caro prezzo.

Le indagini

Adesso i filmati degli scontri e di quello che è avvenuto dentro e fuori lo stadio finiscono nelle mani della procura, che vuole accertare responsabilità e dinamiche della giornata di follia di ieri. E poco dopo l’inizio del match il sindaco Stefano Lo Russo interviene condannando «il comportamento irresponsabile e criminale di alcuni. Non sono questi i valori che lo sport intende trasmettere. A nome della città esprimo solidarietà agli agenti feriti e vicinanza al tifoso che ora si trova in ospedale. Questo non è tifo: sono atti criminale da perseguire e condannare».

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