Dai sub allo speleologo la sindrome di Verne

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Il mondo di sotto è un luogo dal fascino oscuro. Grotte, anfratti, catacombe, vulcani, insenature, crateri. Sono le porte per i regni dell’oscurità. Oscuro è dove la luce manca. Oscuro è anche dove domina il mistero, ciò che non si spiega e come tale ci affascina.

Là dove vince la promessa che sotto la superficie esista ancora qualcosa da scoprire, un segreto che resiste alle mappe, ai satelliti, alla presunzione di sapere già tutto. Là sotto, dove non arriva Internet e i satelliti spia di Elon Musk diventano gingilli inutili, c’è un regno di storie immaginate, raccontate o ancora da raccontare. Calamita che da sempre attira l’essere umano abituato a sognare guardando verso l’alto, alle stelle e alla volta celeste e all’infinito, eppure non può sfuggire al fascino antico del viaggio nel sottosuolo.

Che sia il centro della terra di Jules Verne fatto di un cunicolo di gallerie, camminamenti e poi ampie grotte e distese di acqua, funghi giganteschi e animali preistorici sopravvissuti. Un viaggio immaginifico con ingresso nei vulcani glaciali ai piedi del gigantesco Sneffels in Islanda, con uscita nel caldo mediterraneo a Stromboli. Che sia La voce dal profondo di Paolo Rumiz, che lo attira in un altro viaggio, anch’esso immaginifico dal cratere spento del vulcano di Alicudi, dove vibra un suono misterioso e ancestrale, quasi un lamento funebre, una terra che parla e dove il Terribile della natura è seme della vita e della distruzione lungo tutte le cavità e le grotte dell’Italia.

L’ingresso nel mondo di sotto può anche essere il tronco spaccato di un vecchio frassino, come nella rassegna di luoghi sotterranei antichi e contemporanei raccolti da Robert McFarlane in Underland (Einaudi), uniti da tre funzioni, ricorrenti in tutte le culture e le epoche: proteggere le cose preziose, produrre le cose pregiate, eliminare le cose nocive. “Nel mondo di sotto riponiamo sempre ciò che temiamo e desideriamo perdere e ciò amiamo e desideriamo salvare”.

Città nascoste, tesori sepolti, gli Inferi del Mito, da sempre raccontiamo mondi sotterranei. Non è soltanto fantasia, è forse il bisogno di credere che sotto ciò che appare esista un livello più profondo. Nell’Ade si cercano verità che abitano a un piano inferiore rispetto alla superficie. Si cercano verità e anche amore. Virgilio accompagna Dante nel cuore della terra, lungo i nove cerchi dell’Inferno (per poi risalire dall’altro lato nel Purgatorio) in cerca dell’essenza di Beatrice. Nell’Ade si consuma la tragedia d’amore di Orfeo e Euridice, che l’amato non riesce a strappare al regno delle ombre.

Chi oggi entra in una grotta accetta di perdere qualcosa: la luce, l’orizzonte, il senso immediato delle distanze. In cambio ottiene il silenzio e la percezione di appartenere a una storia immensamente più lunga della nostra. Anche il tempo nel sottosuolo scorre in modo diverso. Si misura in ere, non in ore. In assenza di luce il giorno e la notte si confondono e chi scende, qualunque sia la calamita che lo attira, riemerge portando con sé nuove conoscenze (anche scientifiche) e la consapevolezza che là sotto non siamo padroni di nulla, siamo solo ospiti. Perché in quel buio antico, lontano dal rumore quotidiano, riconosce qualcosa di familiare: il desiderio inesauribile di cercare ciò che ancora non conosce.

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