Forfait nei Balcani, sullo sfondo l’iniziativa per l’Ucraina. Meloni: “Non manderemo truppe”

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TIVAT. Giorgia Meloni si è fermata a Reggio Calabria. Oltre settecento chilometri da Tivat, dove leader europei e balcanici l’hanno attesa per qualche ora, al punto da rinviare la “foto di famiglia”, il momento che in ogni vertice certifica presenze e gerarchie. In Montenegro lo scatto si è poi fatto comunque. Senza di lei. E qualcosa vorrà pur dire. Meloni rinuncia al summit Ue-Balcani occidentali nelle battute finali dei lavori, con una comunicazione arrivata alle 13.40. Palazzo Chigi indica come motivo il protrarsi della cerimonia sul lungomare Falcomatà per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. La premier lascia la Calabria in ritardo sulla tabella di marcia, attorno alle 14, solo dopo una tappa inizialmente non prevista in Prefettura per la presentazione di un francobollo commemorativo. Quindi il rientro a Roma con il volo di Stato, senza scalo nella città montenegrina paralizzata da posti di blocco ogni cinquecento metri e una disorganizzazione che lascia esterrefatti turisti, cittadini e giornalisti. Meloni ha informato il presidente montenegrino Jakov Milatović e il presidente del Consiglio Ue António Costa, esprimendo rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione cominciata già giovedì. Ma tra le delegazioni la mancata presenza italiana viene registrata con più di una perplessità. Per le divergenze emerse nelle ultime ore con Emmanuel Macron e Friedrich Merz. Per la partita in corso tra l’ambasciatore italiano Antonio Zanardi Landi, e quello dell’inviato speciale della Francia per i Balcani, René Troccaz come nuovo Alto Rappresentante per la Bosnia-Erzegovina. Per l’ulteriore assenza di domani al vertice dei Volenterosi a Londra con Volodymyr Zelensky. E anche per la sequenza temporale della decisione di ieri.

A Roma si respinge ogni lettura politica. Nessun segnale agli alleati, nessuna scelta tattica, nessuna distanza da Macron o dalle altre capitali europee. «L’agenda era troppo ambiziosa», preferiscono ammettere attorno alla premier. Smentita informalmente, invece, la sovrapposizione dell’impegno di Tivat con appuntamenti personali. Non è mancato comunque il sarcasmo dell’opposizione. Da Matteo Renzi di Italia viva a Angelo Bonelli di Avs («“Mamma ho perso l’aereo” o meglio “Europa ho perso l’aereo”. Non è solo un film di Natale, ormai sembra l’agenda della politica estera della premier»), fino al dem Piero De Luca («Incidente diplomatico o scelta politica?») e al 5S Giuseppe Conte: «Mai così in basso». Nel contesto delle sensibilità diverse emerse, l’assenza si percepisce come rilevante. Il vertice di Tivat si è svolto in una fase in cui l’Italia e l’asse franco-tedesco si muovono su traiettorie parallele. Da un lato la spinta di Macron e Merz per snellire il percorso di adesione dei Balcani occidentali e favorire immediatamente Kiev. Dall’altro la maggiore centralità dell’E3 (Francia, Germania, Regno Unito) sul dossier ucraino. È su questo secondo livello che, secondo fonti vicine alla premier, si concentra la prudenza italiana. A Roma sono convinti che il quadro resti in evoluzione e che non siano maturi gli elementi per decisioni strutturali. Quindi, il vertice di Londra di domani tra i tre leader e Zelensky sarebbe da considerare sostanzialmente prematuro. Non solo per il mancato coinvolgimento Usa di cui La Stampa ha dato conto ieri, quanto perché per Roma continua ad essere irricevibile l’ipotesi di inviare truppe sul terreno. «L’Italia non lo farà», viene ribadito con il consueto gelo, probabilmente per la necessità di non rendere fertile il terreno a chi saprebbe trasformare il malcontento degli italiani in consenso elettorale, come Roberto Vannacci. «Non sarà una riunione in più o in meno a far venire meno il contributo dell’Italia», precisano comunque le stesse fonti citate in precedenza. La tensione però è evidente e trasforma l’agenda governativa del prossimo mese in un risiko. Il 13-15 c’è il G7 francese a Evian, pochi giorni dopo il Consiglio europeo a Bruxelles e, quindi, il vertice tra Italia e Francia a Cannes il 25. Nel mezzo, al di là dell’E3 di Londra, l’ipotetico E5 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia) che si sarebbe dovuto tenere il 2 giugno per parlare della Nato e che ora potrebbe essere riconvocato a stretto giro. A proposito di Nato, un ultimo dettaglio. In attesa della partecipazione di Donald Trump al G7 e al summit di Ankara di inizio luglio, Crosetto volerà a Washington il 15 giugno per un incontro che a Roma giurano essere stato fortemente voluto dall’omologo Pete Heghseth dopo il faccia a faccia informale a Singapore della scorsa settimana. Sul tavolo con ogni probabilità anche la proposta rilanciata ieri dal ministro in una intervista al New York Times per la creazione di una alleanza con un nuovo sistema di difesa comune tra i Ventisette e altri 13 Paesi extra Ue del continente, come Regno Unito, Norvegia, Turchia e Ucraina.

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