Omicidio stazione Certosa a Milano, Ibarra accoltellato trenta volte. Fermato un 19enne “Latin King”

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Le vie di fuga presidiate e il rumore del vetro delle bottiglie strisciate sulla selciato della stazione per accrescere la paura. Non ha scampo Gianluca Ibarra Silvera la sera del 26 maggio all’interno della stazione di Milano-Certosa. Il 22enne italiano di origini ecuadoriane attende il treno al binario 5 con il fratello minore Gianfranco e l’amico Johan. Il branco di 17 giovani sudamericani si trovava dalla parte opposta dello scalo. Si avvicinano in modo compatto attraversando i binari. Il trio, forse scambiato per un’altra banda rivale, prova a scappare verso Villapizzone. Il ventiduenne inciampa sulle traversine dei binari. Viene raggiunto e accoltellato una trentina di volte. Il corpo martoriato viene scaraventato in un’intercapedine tra la sponda dei binari e l’alto muro di cinta della stazione ferroviaria.

Gli specialisti della sezione “Criminalità straniera” della Squadra mobile sono riusciti in pochi giorni a dare un nome e un cognome a otto presunti aggressori. Sugli altri nove gli accertamenti vanno avanti. Tra quelli identificati e che venerdì sono stati accompagnati in questura c’è anche Jefferson Smit Echevarria Verano. L’unico che l’altro ieri non è stato rilasciato. Il diciannovenne peruviano è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di concorso in omicidio aggravato dalla premeditazione. La stessa ipotesi di reato contestata ai co-indagati. Contro Echevarria Verano il pm Elio Ramondini e la procuratrice aggiunta Bruna Albertini valorizzano la testimonianza del fratello della vittima. Seppur nascosto avrebbe riconosciuto il diciannovenne accanirsi su Gianluca mentre «lo colpiva con almeno quattro coltellate a una gamba e altre sulle braccia».

Con Echevarria Verano nel carcere di San Vittore ci sarebbe dovuto essere anche un ventenne argentino. Non era in casa a Milano quando gli investigatori, diretti da Alfonso Iadevaia e dalla funzionaria Chiara Nocera, hanno eseguito le perquisizioni. Dopo l’aggressione il ventenne è fuggito all’estero. Anche Echevarria Verano, in realtà, era scappato. I suoi spostamenti sono stati monitorati. Passa da Torino prima di andare in Francia per un giorno per poi allungarsi, di qualche altro, in Spagna. Non deve aver trovato appoggi perché lo scorso mercoledì rientra in Italia. A Canegrate, comune dell’alto milanese, dove vive con la compagna.

I primi problemi con la giustizia risalgono al 2022 quando Echevarria Verano ha solo 15 anni. Lo trovano in possesso di un coltello. Gli anni passano e le denunce e gli arresti si susseguono. Per lesioni personali, risse, furti e rapine. Nell’aprile del 2024, ancora minorenne, finisce in una comunità. Era stato arrestato dai carabinieri per aver aggredito e rapinato un 27enne peruviano a colpevole di aver dato un bacio a una persona sbagliata. Sui social non nasconde la sua appartenenza alla gang dei Latin Kings. Anzi se ne vanta e n’è orgoglioso. Nei video lo si vede fare il simbolo di una corona con le mani giunte. Anche gli altri co-indagati per l’omicidio di Gianluca ne farebbero parte. Sono per lo più peruviani. Uno di loro, Reyomar, alias del ventenne Omar Cordova Rey, mette in versi di canzoni trap le gesta della banda. «Giriamo a Milano come dei leoni, questi leoni sono un po’ agitati, facciamo i segni con le mani, al nemico facciamo la guerra, non so se ti spaventa, la tua gente non vuole passare dalla mia zona».


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