Bruno Guerri: “Non citare Meloni il 2 giugno è stato un grande errore. Esiste una destra liberale”

0
2

«Presidente Guerri, la sindaca di Lecce, autorevolissima esponente della destra italiana, Adriana Poli Bortone, ha duramente criticato lo spettacolo trasmesso dalla Rai per lo storico anniversario, definendolo “fazioso e lacunoso” poiché oltre la premier ha cancellato importanti figure femminili di destra. Che ne pensa?
«Quella del Quirinale è stata una storia modellata su criteri di sinistra che ha tralasciato componenti notevoli dello schieramento di destra. Però vorrei che ci lasciassimo alle spalle le polemiche. La destra italiana è variegata, vivace e inclusiva e io vorrei sottolineare una frase detta proprio da Giorgia Meloni: “A me non piacciono gli intellettuali che vogliono piacere a sinistra”. Rovesciamo il discorso. Vi sono molte battaglie sostenute dalla sinistra che a me piacciono molto e che sono anche rientrate nella storia della Repubblica raccontata dal comitato delle celebrazioni del Quirinale».

A quali storiche tappe si riferisce in particolare?
«Alla conquista del divorzio, dell’aborto, a tutte le lotte per i diritti civili e per la laicità dello Stato. E a questo bisogna aggiungere, tra i conflitti ingaggiati dalla sinistra per cui faccio il tifo, la legge sul fine vita. La destra non è monolitica come viene rappresentata da alcuni detrattori, c’è una destra liberale, ma c’è anche una destra illiberale e conservatrice e pure una destra libertaria in cui io mi riconosco. Meloni è arrivata al potere portando con sé i conservatori. Ma adesso non deve assolutamente inglobare il movimento del generale Vannacci, con le sue idee misogine, omofobiche e retrive. Ma deve guardare al centro – non come la vecchia Dc – ma facendo proprie tutte le richieste volte a tutelare la libertà dell’individuo».

Quali invece gli errori della sinistra?
«Lo spostamento verso il centro è necessario per la politica italiana e riguarda anche la sinistra. Che deve far proprie istanze fondamentali da sempre sostenute dalla destra. Deve riconquistare il concetto di patria come assunzione di orgoglio nazionale, sinonimo di fierezza per la “terra dei padri”. Deve assumersi la responsabilità della sicurezza e la difesa dei cittadini e in particolare delle donne da ogni tipo di violenza. Gli attacchi sguaiati a Francesco De Gregori e a Erri De Luca sono stati una vergogna. C’è poi l’europeismo a cui l’Italia, destra e sinistra unite, devono dare apporto e sostegno. E poi, infine, basta con l’antifascismo».

Alla Festa della Repubblica l’antifascismo non è stato sventolato come bandiera di questi ottant’anni. Perché ne denuncia l’invadenza?
«Certamente non era l’asse portante del discorso quirinalizio. Però a sinistra si parla ancora di minaccia fascista. La proposta di una nuova legge elettorale o il disegno di legge sul premierato – la riforma costituzionale che mira all’elezione diretta del presidente del Consiglio tramite suffragio universale – vengono additati come progetti autoritari ma di fatto non portano a nessuna dittatura. Oggi le derive autoritarie sono ben altre, come lo strapotere degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale».

Il vittimismo, la guerra permanente e l’elmetto calato lancia in resta contro gli avversari non sono i connotati della nostra premier, donna di battaglia e di governo?
«A essere rissosa e oppositiva è più la sinistra: ricordiamo lo schieramento monolitico contro Silvio Berlusconi, il nemico mortale, l’infame. E ricordiamo il fatto che Giorgio Almirante, perfino dopo morto, è stato tenuto fuori dall’arco costituzionale fino al momento in cui Berlusconi ha normalizzato la destra».

Lei è un intellettuale di destra a cui piacciono molte idee di sinistra. A suo parere è esistita l’egemonia culturale della sinistra?
«Concordo con quello che ha detto il mio amico Franco Cardini proprio su questo giornale. Il predominio in cultura della sinistra è stato una iattura e un vero strapotere. Io per esempio ho mai avuto un incarico dal governo fino al 2008, quando divenni presidente del Vittoriale, un’istituzione abbandonata, che nessuno voleva e che sono orgoglioso di aver veramente trasformato, lo dico senza modestia, in un gioiello monumentale».

Insomma si è sentito emarginato?
«Per il mio carattere e per le mie idee politiche mi emargino da solo».

Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it