Magari, se avesse potuto immaginare le polemiche sollevate dalla sua assenza a sorpresa al vertice del Montenegro, Meloni avrebbe tentato di arrivarci, sebbene in ritardo. Ma tra le molte ipotesi avanzate sulla sua decisione di tornare a Roma da Reggio Calabria, dopo aver partecipato a una cerimonia di anniversario dell’Arma dei Carabinieri e a un’altra per l’annullo filatelico di un francobollo celebrativo, a cui poteva anche affacciarsi, disertando così l’appuntamento internazionale, ne mancava una, la più ovvia. Reduce da un faticoso, ma alla fine produttivo negoziato con la Commissione Europea, che grazie ai suoi rapporti con la presidente Von der Leyen ha consentito all’Italia di ottenere 14 miliardi da spendere per l’emergenza energetica provocata dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, la premier non aveva alcuna necessità, e forse anche poco interesse a prendere parte all’ennesima riunione destinata purtroppo a non avere grandi risultati. Sebbene i Balcani, argomento centrale dell’ordine del giorno, siano da sempre seguiti con attenzione dall’Italia. Inoltre il vertice cadeva alla vigilia di un altro, dei cosiddetti Volenterosi, convocato in formato E3 (Gran Bretagna, Francia, Germania), cioè senza l’Italia, che invece sarà invitata al successivo G7. Ulteriore motivo, per Meloni, per non incontrare i leader che l’hanno esclusa dal loro tavolo.
Dalla fine dello scorso anno, da quando cioè i sondaggi hanno cominciato a segnalarle una certa insoddisfazione dell’opinione pubblica per la frequenza – giudicata eccessiva rispetto all’urgenza delle questioni interne – delle sue missioni all’estero, la premier sta cercando di dosare con più attenzione i suoi viaggi. Sfortunatamente, dalla fine di febbraio, gli eventi legati al conflitto di Trump con Teheran hanno proiettato pure il governo italiano su un orizzonte allarmante e aperto una crisi imprevista tra il presidente Usa e Meloni. La quale, anche per il carattere irruento di Trump, che riconduce spesso tutto sul piano personale, non è riuscita finora a recuperare. Tra gli obiettivi che si è proposta, questo rimane senz’altro uno dei primi. Subito dopo, o sostanzialmente alla pari, c’è quello di ridare agli elettori la sensazione, per non dire la certezza, che gli impegni all’estero non l’hanno affatto distratta dai problemi degli italiani, che anzi restano in cima ai suoi pensieri.
La card da 100 euro per le famiglie più bisognose – in serie difficoltà per l’aumento dei prezzi dei carburanti e ai supermercati -, avrebbe dovuto segnare la conferma di questa strategia. Purtroppo dalla maggioranza è arrivato un alt, voluto sostanzialmente da Salvini, preoccupato che l’incasso in termini di consensi andasse tutto alla premier. Ma nei programmi di Meloni dovrebbe trattarsi di un ostacolo provvisorio, destinato a cadere dopo un chiarimento politico da cercare e ottenere con il vicepremier.
La campagna elettorale infatti è partita, sarà lunga, e Meloni è convinta che, di fronte alle evidenti difficoltà del centrosinistra, il centrodestra debba fare di tutto per non mostrarsi diviso, se davvero vuole puntare alla riconferma nel 2027. Anche riaprire in fretta i cordoni della borsa, contro qualsiasi necessaria prudenza e rigore: un conto che, la premier non è la sola ad esserne consapevole all’interno del governo, all’Italia presto toccherà pagare. Quanto caro non si sa.
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