Caso Minetti, la presunta teste ritratta le sue rivelazioni. “Falsi i festini con escort”

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Gabriela Mabel De Los Santos, la massaggiatrice uruguaiana che aveva sostenuto di essere testimone dei presunti festini nel ranch di Punta del Este di Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti, ha cambiato versione: lo ha fatto davanti ad un notaio in Uruguay con una dichiarazione giurata, affermando di non sapere nulla di ciò che avveniva nella tenuta.

La notizia dell’atto formale – scrivono Il Corriere della Sera e La Repubblica – è arrivata alla Procura generale di Milano ad istruttoria conclusa. Tra venerdì pomeriggio e ieri mattina le dichiarazioni di Graciela sono state trasmesse dall’Uruguay ai magistrati milanesi e subito indirizzate al Quirinale.

La testimonianza della donna raccolta a maggio da alcuni quotidiani era forte perchè asseriva che «altro che cambio di stile di vita, Minetti fa le stesse cose per le quali era stata condannata (3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato), e quindi il provvedimento di clemenza concesso a febbraio era stato sbagliato».

La testimone parlava anche di feste con «alcool, droga e sesso» e del ruolo di Minetti: «Tutti la conoscevano. Era lei a scegliere le ragazze». Poi ad una tv uruguayana, aveva dato una versione leggermente modificata: «Ci sono alcune cose su cui preferirei aspettare, perché mi hanno detto che forse la giustizia italiana mi chiamerà. Tutto è stato distorto, ho molta paura di parlare».

La scorsa settimana la Procura generale di Milano afferma che la grazia è in regola. I magistrati non modificano il loro originario parere positivo e inviano una relazione al ministero della Giustizia, poi trasmessa al Capo dello Stato. Sulla grazia per Minetti è arrivato il nuovo via libera.

Il 4 giugno il caso era stato considerato chiuso. L’istruttoria contenente gli accertamenti sul caso, condotti dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Milano, arrivata sulla scrivania di Sergio Mattarella, dopo essere stata consegnata ieri a via Arenula.

Era stato proprio il ministero della Giustizia a sollecitare nuove verifiche, su richiesta del Colle, dopo le notizie stampa su una presunta infondatezza delle condizioni che hanno portato al provvedimento di clemenza per l’ex consigliera regionale lombarda, condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato nei processi ‘Ruby bis’ ‘Rimborsopoli’ e graziata lo scorso 18 febbraio.

«La Procura Generale – mette allora nero su bianco il Quirinale – ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero».

Il Presidente della Repubblica, aveva quindi preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato». Mattarella aveva ringraziato il ministero della Giustizia per il lavoro svolto e rinnovato a chiare lettere la sua fiducia nella magistratura, mai messa in discussione.

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