Il talento è lavorare tutti i giorni, così viveva Enzo Siciliano

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Mi sembra incredibile come il tempo passi in fretta. Sono venti anni che è mancato Enzo Siciliano (1934-2006), uno scrittore, un critico, uno scopritore di talenti, e direttore, con Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia, della rivista letteraria Nuovi Argomenti.

A Enzo devo con gratitudine i miei primi passi nella narrativa italiana perché pubblicò tre miei racconti su Nuovi Argomenti mentre vivevo a New York e avevo 26 anni. Fu sempre Enzo a incoraggiare la Mondadori a pubblicare il mio primo romanzo Il tuffo.

Da allora si strinse tra noi un’ amicizia e un’intesa che sarebbe durata per tutta la vita di Enzo.

Attraverso di lui, nel suo appartamento romano in via Caroncini o nella redazione di Nuovi Argomenti negli uffici della Mondadori in via Sicilia, ho conosciuto i poeti Attilio Bertolucci e Dario Bellezza, gli scrittori Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Leonardo Sciascia, Dacia Maraini, Francesca Sanvitale, Franco Cordelli e poi i giovani Edoardo Albinati, Sandro Veronesi, Roberto Saviano, Alessandro Piperno, Lorenzo Pavolini, i giornalisti Eugenio Scalfari, Corrado Augias, Furio Colombo, Enzo Golino, i registi Bernardo Bertolucci, Michelangelo Antonioni, Marco Tullio Giordana e altri che non si offendano se non li ho nominati, ma la lista sarebbe troppo lunga.

Enzo ha dedicato tutta la sua vita alla letteratura, alla filosofia, alla musica e all’arte. Un uomo eclettico dai molti talenti che aveva un rapporto viscerale e profondo con la scrittura. Nello stesso tempo conosceva a fondo la letteratura italiana e straniera, e si divertiva con il suo grande amico Alberto Moravia a domandarsi chi preferissero tra Flaubert e Stendhal, Tolstoj e Dostoevskij. Moravia preferiva Stendhal e Dostoevskij, Enzo Dostoevskij e forse Stendhal, ma aveva grande ammirazione per il romanzo di Flaubert Èducation sentimentale.

Enzo aveva un debole per la letteratura americana e insieme avevamo spinto la Mondadori a tradurre e pubblicare Richard Ford che stentava a essere pubblicato in Italia e che oggi è pubblicato con successo da Feltrinelli.

Enzo si sentiva a casa a New York, la sentiva vicina, e ricordo che quando siamo andati insieme alla presentazione di un libro di Tom Wolfe, camminando lungo la Lexington Avenue, mi parlava di Carta blu, il romanzo che stava scrivendo.

Quello che ho sempre ammirato e condiviso con Enzo era che metteva la letteratura al di sopra della politica.

Ad esempio lui, sebbene iscritto, in quegli anni, al Partito Comunista, andò a trovare Ezra Pound a Rapallo e tradusse alcuni dei suoi Cantos. Quella traduzione fu causa del suo primo incontro molto infelice con Pier Paolo Pasolini, che lo criticò aspramente.

Anni dopo Pasolini sarebbe andato a Venezia a intervistare Pound per la RAI ed Enzo avrebbe scritto la biografia di Pasolini che è stata tradotta in tante lingue.

Sono molto felice che in questi giorni a Roma si celebri la memoria di Enzo Siciliano. Roma era la sua città e anche se aveva fatto molti viaggi, se conosceva tante culture, era profondamente legato a Roma. Solo per un breve periodo aveva vissuto a Firenze quando dirigeva il Gabinetto Viesseux.

Enzo oltre a essere un uomo totalmente dedito alla cultura e alla letteratura, era un uomo di famiglia legatissimo a sua moglie Flaminia (che lui chiamava Flam) e ai suoi figli Francesco e Bernardo che penso siano molto fieri che si renda omaggio a loro padre.

Enzo Siciliano era sopratutto uno scrittore e ha vinto il Premio Viareggio e il Premio Strega con uno dei suoi romanzi più belli, I bei momenti, dedicato a sua suocera, una donna tedesca ebrea che era sopravvissuta ad Auschwitz perché era venuta in Italia nel 1936, mentre il suo primo figlio e alcuni suoi famigliari sono morti nei campi di concentramento.

È giusto che venga ricordato Enzo perché è stato un esempio non solo per noi scrittori, ma per la sua perseveranza a volte severa e ostinata nel distinguere ciò che ha valore da ciò che non lo ha nell’arte e nel romanzo.

A volte la sua appassionata difesa del romanzo gli aveva creato molte critiche soprattutto negli anni Sessanta quando a differenza di Umberto Eco o Alberto Arbasino non aderì al Gruppo 63 che si ispirava al “Nouveau Roman” fondato da Alain Robbe-Grillet e Michel Butor a cui aderirono Samuel Beckett, Nathalie Sarraute ed altri.

Enzo Siciliano, oltre che per i suoi romanzi, le sue biografie (bellissima quella di Giacomo Puccini) e le opere teatrali, va ricordato per la sua grande generosità e disponibilità nei riguardi dei giovani esordienti quando capiva che il loro talento andava incoraggiato.

Enzo lavorava sempre. La sua vita e il suo lavoro, i suoi amici, la sua curiosità, le sue furie repentine e le sue riappacificazioni erano un tutt’uno e mi fanno pensare a quello che diceva Flaubert : «Il talento è lavorare tutti i giorni».

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