La fiducia ferita: come l’infanzia può condizionare l’amore adulto

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Daniela, nome di fantasia, è una donna sospettosa. Lo è sempre stata, e nonostante durante tutta la sua vita avesse duellato con questa sospettosità congenita, non è mai riuscita a debellarla.

Daniela, sin da bambina, aveva conosciuto la diffidenza e la sottomissione ben miscelate a violenza domestica e abusi narcisistici.

In casa si era sempre respirata un’aria inquinata dal sospetto e da verbalizzazioni manipolatorie e ricattatorie, che per lei erano diventate la norma per garantire il quieto vivere.

Daniela ha dei ricordi nitidi che non la abbandonano mai e che le tornano in mente e nel cuore soprattutto quando decide di fidarsi: la madre che frugava nelle tasche del padre fedifrago, che profanava il suo cellulare alla ricerca dell’amante di turno che abitualmente trovava, che lo pedinava con la sorellina minore in auto e un chiaro stato alterato di coscienza.

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Questi ricordi erano per lei come dei proiettili, che riapparivano con tutta la loro ferocia ogni qualvolta Daniela si innamorava.

Durante la sua infanzia Daniela é stata nutrita da pane e diffidenza, ed è crescita con una certezza insindacabile: gli uomini le avrebbero spezzato il cuore, esattamente come il padre aveva fatto alla madre. Come spesso accade nelle famiglie disfunzionali, i figli seguono pedissequamente il passo zoppo del cuore dei genitori.

Nonostante Daniela avesse sofferto veramente tanto per le scenate di gelosia della madre e per l’aggressività del padre, negli anni è sempre stata calamitata da uomini come il padre: inaffidabili e traditori seriali.

E lei, esattamente come la madre, si era trasformata in una donna diffidente, infelice, sottomessa e controllante.

Alcuni passaggi sono stati inventati o modificati per motivi creativi e di privacy.

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La terapia

Lo scorso anno Daniela mi consulta perché decide di voler cambiare ma non sa come fare. Questa volta crede di amare un uomo diverso, perbene, affettuoso, “senza segreti”, mi racconta in sede di prima consulenza. Questa volta non può più permettersi di rovinare tutto con la sua gelosia e diffidenza.

Mi chiede di insegnarle ad avere fiducia perché ha ben chiaro che senza la fiducia non può esserci l’amore.

Le sue terre dell’infanzia sono bucherellate e ancora dolenti. In fondo, non ha mai perdonato la madre per tutto quello che ha fatto vivere a sua sorella e a lei, e per non avere lasciato il padre alla scoperta dei reiterati tradimenti.

Daniela è livida di rabbia e di rancore, che poi riversa nelle sue relazioni d’amore.

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Quando nasce un amore

Quando scatta la freccia di Cupido, la ragione si obnubila a favore del sentire. Con il tempo, quando l’amore prosegue nel suo cammino e dall’idealità passa alla realtà, il partner scelto viene visto per quello che realmente è, senza quel faro abbagliante e deformante dell’innamoramento.
I processi proiettivi e mistificatori lasciano il posto a un vedere e sentire più autentico.
Il partner scelto viene accettato con i suoi pregi e difetti, senza quel malsano bisogno di cambiarlo per far sì che diventi simile a noi o come noi vorremmo che fosse. Il rapporto, pian piano, si trasforma in una danza tra amore e sano egoismo, tra simbiosi e autonomia, tra passione e razionalità, e dura nel tempo.

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Le terre dell’infanzia e il ruolo del nutrimento emotivo

Per la psicanalisi, la radice dell’amore e della fiducia non abitano l’età adulta ma i primissimi mesi di vita, in quel legame primordiale tra il neonato e chi si prende cura di lui.

Un bambino che nasce ha bisogno di tutto: nutrimento emotivo, calore, affetto, cibo, presenza, stabilità. I primi mesi di vita sono una sorta di dispensa emotiva all’interno della quale il piccolo custodisce una preziosa presenza o una divorante assenza.

Quando la madre (o il caregiver) risponde ai bisogni del bambino in modo coerente e affettuoso, il piccolo impara sin da subito che il mondo è un posto sicuro. Viceversa impara a difendersi come può.

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Il ruolo dell’attaccamento

John Bowlby, psicoanalista inglese, ha rivoluzionato il modo in cui viene concepito il legame tra genitori e figli. Prima di lui si pensava che i bambini amassero la madre soltanto perché fornitrice di cibo. Bowlby, con un pizzico di audacia scientifica, ribalta tutto: dimostra che il bisogno di vicinanza è primario tanto quanto la fame.

Lo psicoanalista introduce il concetto di base sicura: quando il bambino sente di avere una base sicura dove tornare, sviluppa il coraggio di esplorare il mondo e le relazioni. Senza questa certezza, l’ansia e la paura prendono il posto della possibilità di esplorare.

L’intimità e la fiducia dipendono dallo stile di attaccamento di ognuno di noi: una sorta di impronta digitale emotiva che portiamo poi nelle relazioni adulte.

La fiducia rimane un ingrediente centrale dell’amore, un vero pilastro su cui costruire un legame longevo.

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L’architettura del cuore: gelosia e diffidenza

Amare qualcuno significa consegnargli una parte della propria fragilità. È un atto di coraggio estremo, quasi sconsiderato.

Ma è la fiducia che trasforma poi la vulnerabilità in una fortezza. Senza fiducia, l’amore cambia forma e diventa qualcos’altro. Può imboccare la strada sdrucciolevole del possesso, perché il legame è sprovvisto di fiducia.

La strada impervia del controllo, perché l’incertezza e le zone d’ombra generano ansia e paura dell’abbandono. La strada logorante dell’ansia perché ogni silenzio, ritardo, assenza si trasforma in sospetto, distanza, abisso.

Un partner geloso è un partner diffidente che tende ad essere controllante, a fare test ininterrotti sulla fedeltà e lealtà del partner.

Domande, insinuazioni, trabocchetti e sgambetti rendono la vita amorosa un vero inferno. I social, oggi, inoltre, complicano la vita ai gelosi, ai diffidenti e ai fedifraghi.

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Quando la fiducia diventa sfiducia

La fiducia talvolta diventa sfiducia, e il dopo non è quasi mai più uguale al prima.
Quando si disintegra il pilastro della fiducia a causa di tradimenti o delusioni, il rapporto si frantuma in mille pezzi e senza un lavoro certosino di disamina delle cause e di ricostruziome postuma è difficile cha la coppia sopravviva alla mancanza delle fondamenta.

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Intimità e fiducia

La condivisione dell’intimità e la costruzione o ricostruzione del rapporto di fiducia obbliga al superamento di due paure: la paura di fondersi con il mondo dell’altro e smarrire i propri confini e la paura di svelarsi troppo e perdere il controllo.

Entrambe creano un clima di estrema vulnerabilità.

In amore e per amore, la fiducia va coltivata come il giardino di casa, con elementi concreti e simbolici, abbondante pazienza e altrettanta cura.

L’amore adulto non è l’assenza di delusione, ma la capacità di riparare il legame dopo che la fiducia è stata compromessa.

Questo articolo è stato scritto in esclusiva per La Stampa da Valeria Randone, psicologo e sessuologo clinico a Catania, Milano e online (www.valeriarandone.it) e autrice del libro “L’aggiustatrice di cuori – Le parole che riparano”

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