Usa-Iran, l’intesa con una firma elettronica: come funziona

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La pace per firma elettronica. Un memorandum d’intesa arrivato anche grazie all’uso delle nuove tecnologie digitali. Non soltanto per comodità. Ma per accelerare tempi che rischiavano di allungarsi ancora. Dopo settimane di guerra e di trattative difficili, né Stati Uniti né Iran sembravano avere interesse a lasciare l’accordo sospeso per giorni. Per questo, secondo diverse ricostruzioni circolate nelle ultime ore, una prima formalizzazione sarebbe avvenuta attraverso strumenti di firma digitale e scambio protetto di documenti.

La firma digitale tra Usa e Iran, prima di quella fisica

Non ci sarebbe stato il tempo (o forse le condizioni politiche e di sicurezza) per organizzare un vertice tradizionale con delegazioni complete, spostamenti blindati e un incontro pubblico. Da qui la scelta di fermare subito l’intesa, rimandando a un secondo momento la firma fisica, che secondo indiscrezioni dovrebbe avvenire venerdì nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Quella tra Teheran e Washington potrebbe rappresentare uno dei casi più rilevanti di utilizzo di procedure digitali per la chiusura di una crisi internazionale.

Il memorandum consentirà il cessate il fuoco, l’avvio della riapertura dello Stretto di Hormuz e l’alleggerimento del blocco navale statunitense sui porti iraniani. Da quanto emerso finora, si sarebbe trattato di un’operazione di diplomazia digitale d’urgenza coordinata con il supporto di apparati di sicurezza e mediazione di più Paesi. Oltre Stati Uniti e Iran, Pakistan e Qatar, già attivi nelle ultime settimane come interlocutori e garanti del negoziato. L’obiettivo principale sarebbe stato la rapidità. Non sono stati divulgati dettagli sui canali utilizzati né sui sistemi crittografici adottati. Tuttavia, gli esperti di sicurezza informatica ricordano che operazioni di questo tipo vengono normalmente gestite attraverso reti isolate, sistemi di crittografia end-to-end, videoconferenze protette e infrastrutture governative dedicate.

La crittografia, le stringhe, i canali di comunicazione criptati

In questi casi vengono usati canali satellitari sicuri per lo scambio dei documenti. Dal punto di vista tecnico, uno dei problemi principali di un accordo a distanza riguarda la garanzia che il documento non venga modificato dopo la condivisione. Alcune ricostruzioni parlano dell’uso di sistemi basati su hash crittografici: il documento definitivo verrebbe trasformato in una sequenza univoca di numeri e lettere, una sorta di impronta digitale del file. In questo modo, anche una modifica minima renderebbe non più valida la procedura di verifica.

Si tratta di tecnologie ampiamente utilizzate nei sistemi moderni di firma elettronica e certificazione digitale. Non sarebbe comunque la prima volta che accordi internazionali o documenti tra governi vengono formalizzati attraverso strumenti digitali. Già dalla fine degli anni Novanta esistevano sperimentazioni di firme elettroniche avanzate, spesso basate su smart card e sistemi PIN, considerate all’epoca tecnologie molto innovative.

Negli anni la diplomazia internazionale ha progressivamente integrato strumenti di autenticazione digitale e scambio cifrato di documenti, soprattutto nei contesti più sensibili. Quasi trent’anni dopo le prime sperimentazioni della diplomazia digitale, l’idea che una firma elettronica possa contribuire a fermare una guerra e a riaprire una delle principali rotte energetiche del pianeta sembra raccontare bene il cambiamento del rapporto tra tecnologia e politica internazionale. Non più soltanto globalizzazione e velocità. Ma anche gestione delle crisi, sicurezza e negoziati in tempo reale.

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