Il Tribunale di Tripoli condanna Almasri a 7 anni e 4 mesi: “Ha violato i diritti dei detenuti”

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Il Tribunale penale di Tripoli ha condannato Osama Najeem Almasri ad una pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per “aver violato i diritti dei detenuti”, secondo quanto riportano media libici. Per l’ex comandante libico, al centro di un contenzioso tra il governo italiano e la Corte penale internazionale, è stata disposta anche la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della pena e per un anno successivo.

Secondo quanto emerso nel procedimento, le autorità hanno ricevuto segnalazioni secondo cui detenuti della struttura sarebbero stati sottoposti a torture e a trattamenti crudeli e degradanti.

Almasri era stato arrestato a Tripoli lo scorso dicembre. Spietato, sadico, la Corte dell’Aja lo accusa di stupri, omicidi, torture, botte. Nella prigione di Mitiga, ad ovest della Libia, Almasri a capo della milizia della Rada, occupava «la posizione più alta. E tutto avviene sotto il suo controllo e con il suo consenso». Migliaia i prigionieri per motivi politici o religiosi o perché considerati terroristi. A Mitiga, si legge nel mandato d’arresto della Cpi, «non vengono rispettati i più basilari diritti umani». Torture fisiche e mentali per «sottomettere, togliere la dignità».

Almasri «era presente quando le guardie picchiavano e uccidevano i detenuti». E ha promesso di «punire quelli che i reclusi li hanno aiutati». Lui stesso, poi, «ha picchiato, torturato, ammazzato, stuprato. Ha abusato, anche di minori». Trentaquattro le persone ammazzate nella prigione di Mitiga, di cui la Corte racconta nel dettaglio. «Dodici morte per le torture subite, sedici lasciate senza cure mediche anche se malate. In due poi, sono stati chiusi in una cella al gelo, senza coperte né vestiti».

La Corte dell’Aja accusa il generale «per i crimini commessi in Libia dal febbraio 2015 all’ottobre 2024».


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