Aumenta il bilancio delle vittime del sisma che ha colpito il Venezuela nella giornata di mercoledì sera. Il ministero della Salute venezuelano ha reso noto che i morti sono 235 mentre i feriti sono circa 4300. La cifra è destinata ulteriormente a salire nelle prossime ore considerando il numero di dispersi (almeno42mila). Il Ministero degli Esteri ha avuto conferma del decesso di un cittadino italo-venezuelano, nato a Caracas nel 1970, con parenti in Italia. Lo si apprende da una nota della Farnesina, secondo cui il connazionale è stato coinvolto nel crollo di un edificio a La Guaira, a 30 chilometri da Caracas, una delle zone più colpite dal terremoto.
A La Guaira si scava a mani nude. Le squadre di soccorso sono poche e male attrezzate: non hanno i macchinari necessari per smuovere le macerie e tentare di salvare le persone ancora sotto i calcinacci. Lo denunciano tanti parenti delle persone intrappolate sotto le case crollate, parlando ai cronisti che sul posto stanno raccontando sui social questo tragico momento, raccogliendo la disperazione di chi, 27 ore dopo il sisma, ora si sente abbandonato. In tanti hanno preso l’iniziativa, unendosi ai pochi vigili del fuoco e ai volontari, negli sforzi per cercare di smuovere le montagne di calcinacci anche a mani nude. Molti di loro, per tutto il giorno, hanno parlato continuamente con i loro cari intrappolati per tenerli coscienti. Però, man mano che sono passate le ore, raccontano che purtroppo le voci si sono fatte sempre più flebili, sino a sparire per sempre. “Mia moglie non ce l’ha fatta. Si stava facendo il bagno quando ci sono state le scosse. Abbiamo tentato di scappare. Io sono riuscito a lasciare il palazzo, lei invece è caduta, ha battuto la testa ed è rimasta bloccata. So che è rimasta nuda, vorrei raggiungerla, almeno per coprire il suo corpo”, ha raccontato in lacrime un uomo distrutto dal dolore.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sospeso fino al 23 ottobre 2026 alcune sanzioni in vigore in Venezuela per consentire transazioni verso il Paese, altrimenti vietate, legati agli aiuti umanitari dopo il sisma che ha colpito nelle scorse ore il Venezuela. In questo momento ci sono oltre 70mila famiglie venezuelane senza un tetto.
In seguito ai terremoti del 24 giugno in Venezuela, Amnesty International ha lanciato un allarme sui danni per la popolazione, chiedendo un intervento immediato. La segretaria generale Agnès Callamard ha espresso solidarietà, avvertendo: “Ora c’è il rischio di aggravare ulteriormente una crisi dei diritti umani e un’emergenza umanitaria già gravi e prolungate, di cui il popolo venezuelano soffre da oltre un decennio. Il sistema sanitario del Paese è stato decimato”. L’organizzazione denuncia la carenza di informazioni ufficiali e sollecita la diffusione di dati credibili sui dispersi e sulle vittime. Inoltre, esige la rimozione della censura sulla stampa e sulle reti sociali, oltre all’abrogazione della legge contro le organizzazioni non governative, per permettere soccorsi tempestivi e senza ostacoli. Un punto cruciale riguarda le persone detenute. L’ente chiede l’accesso alle prigioni per verificare la sicurezza dei carcerati e fornire cure mediche essenziali. Infine, fa appello agli Stati esteri affinché mobilitino risorse su larga scala, operando in cooperazione con la società civile locale nel pieno rispetto del diritto internazionale.
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