Dopo Luka Modric, Gianluigi Buffon e Lothar Matthäus; anche Yuto Nagatomo entra nel prestigioso club dei calciatori che hanno giocato in cinque mondiali. L’ex difensore di Cesena e Inter è entrato in campo, a 40 anni, a quindici minuti dal termine nella sfida della notte fra 25 e 26 giugno tra Giappone e Svezia, terminata uno a uno. Entrambe le formazioni si qualificano ai sedicesimi. La squadra del Sol Levante affronterà il Brasile.
Il club dei veterani
Oltre ai giocatori già citati, anche Rafael Marquez e Andres Guardado fanno parte del “club dei veterani”.
Ma c’è anche chi ha fatto meglio. Lionel Messi, Cristiano Ronaldo e Guillermo Ochoa hanno preso parte a sei edizioni della Coppa del Mondo. Anche se il portiere del Messico non viene considerato da tutti nel primato, poiché nel 2006 in Germania non è mai sceso in campo.
Le squadre si spartiscono il bottino
Passando alla partita, doveva essere la sfida dei gol a distanza per la testa del girone, ma il pareggio tra Giappone e Svezia, per uno a uno, non è servito a nulla se non a consolidare la classifica. Infatti l’Olanda chiude la pratica Tunisia in soli otto minuti e arriva davanti tutti. Gli asiatici chiudono secondi, gli scandinavi terzi.
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dal nostro inviato Alberto Simoni
Caccia al secondo posto
Le premesse della vigilia invece promettevano una gara avvincente, con le squadre praticamente già certe di passare il turno. I “Samurai blu” sono una delle formazioni che hanno sorpreso maggiormente durante la fase a gironi. E con un po’ di fortuna, soprattutto nel tabellone, la squadra di Moriyasu può andare lontano nella competizione.
Dall’altra parte la Svezia deve ritrovare l’identità. Contro la Tunisia ha fatto vedere le sue qualità, ma con l’Olanda è arrivata l’imbarcata. L’undici di Potter ha dimostrato di saper attaccare. Invece la difesa sembra essere proprio il punto debole, con delle sviste e degli errori evitabili.
Poche occasioni
Le squadre si studiano e nessuno riesce a colpire, fino al 6’ quando lo svedese Bernhardsson ci prova dal limite con il sinistro, però è troppo lento e diventa di fatto un appoggio per Suzuki. Ma per tutto il primo quarto d’ora le due squadre commettono diversi errori di impostazione e nessuno prende il controllo del gioco.
Al 16’ Sugawara crossa dalla destra, ma la sfera svirgola e diventa un tiro: troppo facile per Zetterstrom che la fa sua. La prima conclusione pericolosa della partita è di Doan che ci prova di testa in area ma la palla finisce alta di poco.
Dopo 40 minuti di partita da sonnolenza, a cinque minuti dall’intervallo Sugawara ci prova ancora dalla distanza, ma la palla è facilmente leggibile da Zetterstrom.
Al 44’ arriva il primo vero brivido del match. Kamada appoggia verso Nakamura in area che ci prova di precisione ma Zetterstrom fa il miracolo e smanaccia in calcio d’angolo.
Gyökeres prova a portare in vantaggio i suoi nel recupero, ma la sfera viene murata in corner da Itakura.

Due reti, ma ancora poche emozioni
Il primo squillo nella ripresa è degli asiatici. Tanaka ci prova di potenza dal limite, ma la conclusione è completamente fuori misura.
Il Giappone attacca di più. Al 53’ allo stadio arriva la notizia che la Tunisia ha accorciato le distanze contro l’Olanda e si trova solo in svantaggio di una sola rete. Con una vittoria con due gol di scarto la squadra asiatica sarebbe prima. I tifosi giapponesi esultano.
La squadra di Moriyasu allora spinge sull’acceleratore. Dopo una serie di passaggi di prima, Doan imbuca con un bellissimo filtrante Maeda in area che insacca in rete. È uno a zero.
La gioia dura poco, perché all’ora di gioco giunge la notizia che gli Orange hanno calato il tris e la situazione si fa complicata.
E al 62’ arriva la doccia gelata. Elanga rientra sul sinistro e trova un tiro a giro magnifico su cui Suzuki può fare poco.
Tre minuti dopo Sugawara combina un pasticcio. Perde la palla al limite della propria area. Isak ne approfitta ma Suzuki respinge in corner.
Dopo il cooling break il ritmo si abbassa. A nove minuti dal novantesimo Ayari, su punizione, trova Lagerbielke in area: il colpo di testa finisce largo.
Nel finale La Svezia prova ad approfittare della stanchezza del Giappone ma non riesce a trovare la via della rete, soprattutto grazie a un insuperabile Suzuki. Ad Arlington finisce uno a uno.
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