Strisciuglio verso il vertice Fs, il dolore dei parenti di Brandizzo: “Lo Stato dà il cattivo esempio”

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TORINO. «È uno schifo. Bell’esempio che dà lo Stato». È la reazione di Lidia Orastella, madre di Giuseppe Aversa, uno dei cinque operai della Sigifer uccisi dal passaggio di un treno alla stazione di Brandizzo (Torino), alla notizia che Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana fino a marzo 2025, potrebbe assumere la guida di Ferrovie dello Stato al posto di Stefano Donnarumma.

Strisciuglio, è indagato dalla Procura di Ivrea per omicidio colposo e disastro ferroviario in relazione alla strage di Brandizzo del 30 agosto 2023. All’epoca dei fatti ricopriva, anche se da poco, il ruolo di amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi). Quella sera morirono Giuseppe Sorvillo, Michael Zanera, Saverio Giuseppe Russo, Giuseppe Aversa e Kevin Laganà. Stavano lavorando alla sostituzione di un binario.

«Meno male che, nei giorni successivi all’incidente, il ministro dei Trasporti (Matteo Salvini, ndr) aveva detto che avrebbero fatto luce sulla vicenda in sei mesi. Ora cosa fanno? Rimettono ai vertici chi era responsabile della morte dei nostri figli», tuona mamma Lidia. «Sono una donna forte e attendo giustizia da tre anni. Vedremo cosa salterà fuori dal processo, se mai si farà».

Non trova le parole Massimo Laganà, padre di Kevin, il più giovane delle cinque vittime. «Ormai non mi scandalizzo più. Io piango ogni giorno sulla tomba di mio figlio e, intanto, loro sono ancora lì. Oggi, quando andrò al cimitero, dovrò trovare le parole per comunicarglielo».

Poi Massimo Laganà si stringe ai familiari delle vittime della strage ferroviaria di Viareggio. «Mi vergogno di essere italiano. Quelle famiglie hanno dovuto aspettare anni per avere giustizia. Io piango mio figlio ogni giorno davanti a un marmo. Sono passati tre anni e non abbiamo ancora neppure la data della prima udienza. Un grande abbraccio alle famiglie delle vittime».

Sul fronte dell’inchiesta, qualche settimana fa la Procura di Ivrea ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per 21 persone. Tre le società che i pubblici ministeri Valentina Bossi e Giulia Nicodemi, coordinate dalla procuratrice Gabriella Viglione, ritengono responsabili della tragedia: oltre a Rfi, figurano la Clf di Bologna, società appaltatrice, e la Sigifer di Borgo Vercelli, impresa subappaltatrice per la quale lavoravano i cinque operai travolti e uccisi dal treno partito da Alessandria e diretto al deposito di Torino, che viaggiava a circa 160 chilometri orari. Le tre società sono chiamate a rispondere ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001, che disciplina la responsabilità amministrativa degli enti.

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