Petizioni, presidi e striscioni: l’estate caldissima delle scuole d’infanzia

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MILANO. Tra le petizioni dei cittadini raccolte e pubblicate sul sito del Comune di Milano al primo posto – e con grandissimo distacco – per numero di firme c’è l’ultima arrivata, «una presa di posizione collettiva cittadina» di genitori che detto semplice, si sono stancati. Di che? Di salutare i loro bimbi la mattina per lasciarli otto ore e anche di più in classi dove il termometro segna ben oltre i 30 gradi. «Intendiamo richiamare l’attenzione dell’Amministrazione su una situazione diffusa, reiterata e non più sostenibile: le condizioni di caldo estremo all’interno degli edifici scolastici – scrivono i genitori collezionando in un solo giorno oltre 5mila firme -. Le elevate temperature nelle strutture educative comunali non costituiscono più un fenomeno straordinario, bensì una criticità strutturale e prevedibile».

Anno dopo anno la stessa situazione si ripete per tutto il mese di giugno e per moltissimi bimbi anche più in là, quando iniziano i centri estivi e le scuole d’infanzia si riempiono ancora di più. Va bene che quest’anno il caldo è straordinario, ma la scarsa efficienza climatica degli istituti scolastici è al contrario affare cronico. Capofila della protesta milanese è la scuola di via Pezzi, in Porta Romana, che ha appeso uno striscione all’ingresso con su scritto: «Sauna».

I genitori della scuola con le classi che ribollono si erano mobilitati e avevano lanciato una petizione pure lo scorso anno. La risposta dell’amministrazione era stata: «Stiamo provvedendo». Quest’anno però nulla è cambiato e con le temperature soffocanti si è allargata anche la protesta. Dalla Scuola dell’Infanzia Santissima Trinità, dieci sezioni e più di 200 bambini su tre piani a due passi dall’Arco della Pace, zona Paolo Sarpi. Solo l’asilo, al primo piano, ha l’aria condizionata. I genitori riportano temperature da bollore e soluzioni inefficaci. C’è stato qualche mancamento tra i grandi e diversi casi di epitassi tra i piccoli. «La nostra classe sta al secondo piano, per far girare un poco di aria ci sono tutte le finestre spalancate – racconta una mamma della scuola -. Serve a poco ed è anche pericoloso, non ci sono le protezioni adeguate. Anno dopo anno poniamo sempre lo stesso problema, perché a nessuno sembra interessare la qualità della vita dei nostri bambini e di chi ogni giorno abita e vive la scuola?».

Chi ha la fortuna di avere un giardino ombreggiato porta i bimbi a cercare sollievo tra le frasche e tenta di abbassare la temperatura con i giochi d’acqua, ma sono solo una sparuta minoranza. Compaiono ventilatori e condizionatori nelle classi, alcuni comprati dalle scuole altri donati dai genitori, ma non è una soluzione e poi le indicazioni sono chiare: non accendeteli tutti insieme, che la corrente salta. Alcune scuole ricorrono anche a stratagemmi più sottili, come la circolare dove si dice che data l’eccezionalità del clima non vanno più rispettati gli orari di uscita. Tradotto: se potete veniteli a prendere che qui si cuoce. Ridurre le ore scolastiche o chiudere le scuole, come è successo in Francia, per i genitori non è una soluzione, ma il solito rattoppo che non farebbe altro che creare comunque guai, solo di altro tipo.

Dalle chat dei genitori le fotografie dei termometri da record sono arrivati pure ai sindacati. Uil Fp Milano e Lodi ha inviato una richiesta formale a sindaco, vicesindaca Anna Scavuzzo e ad Ats Milano chiedendo di adottare misure straordinarie: ridurre l’orario dei servizi educativi comunali 0-6 anni e anticipare l’uscita dei bambini per evitare le ore più calde. Prevedibile l’obiezione dei genitori, non esentati dal normale orario di lavoro causa grande caldo negli asili. Anche la Flc Cgil e la Fp Cgil Milano hanno inviato una lettera a Regione Lombardia, Comune e Ats, chiedendo «interventi e ispezioni straordinarie» ed esprimendo preoccupazione per temperature che «mettono in serio pericolo i bambini della fascia 0-6 anni ospitati nelle strutture, un’utenza notoriamente vulnerabile».

Il caldo non è più straordinario, ma cronico. Soprattutto in città, soprattutto d’estate. E il Comune, che fa? Poco, anzi praticamente nulla, almeno a parere dei genitori delle scuole dell’infanzia e dei nidi milanesi che il 3 luglio alle 10 del mattino si riuniranno in presidio per protestare sotto a Palazzo Marino.

Anche Teachers for Future, collettivo nazionale che include insegnanti, educatori, dirigenti scolastici e rettori, professori e ricercatori, ha lanciato una petizione per «chiedere l’adattamento della scuola al climate change». Si parla di riqualificazione energetica e termica degli edifici scolastici, ma anche di interventi come «la realizzazione di schermature solari, tetti e pareti verdi, alberature e spazi esterni ombreggiati». Ombra che se non c’è nelle scuole, figuriamoci nelle aree gioco cittadine. A volerle trovare per tempo, le soluzioni ci sono. E c’erano anche i fondi del Pnrr. Ma la volontà? Nei giorni scorsi l’assessore all’Edilizia scolastica Marco Mazzei ha visitato diverse scuole, tra cui la Pezzi. «Ho constatato che le ondate di calore estremo mettono a dura prova soluzioni come i climatizzatori portatili — ha poi dichiarato — . Per questo stiamo predisponendo un piano di intervento per l’installazione di impianti di climatizzazione fissi negli edifici scolastici aperti d’estate, con investimenti extra dedicati». Ancora una volta, quando si parla di scuola e diritti dell’infanzia lo schema pare sempre lo stesso. Cari genitori, avete ragione. Ora però non si può far più nulla. Ci penseremo l’anno prossimo. E via da capo.

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