La pacco tax dell’Europa buona a vendere aria fritta

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Tre sono le cose che nella vita sono certe: la morte, le tasse e l’UE che monitora la situazione. L’Unione Europea, colta da un leggero sospetto, ha deciso di imporre dei dazi sulle merci provenienti da paesi extra UE di 3 euro a prodotto, dal momento che chiamarla Temu Tax suonava male.

A partire da mercoledì 1° luglio 2026 per i prodotti sotto i 150 euro si pagherà una tassa di 3 euro per ogni diversa categoria di prodotto all’interno del pacco, mentre in Italia è stata sospesa fino al 1° ottobre la tassa di due euro sui pacchetti per evitare il “3+2”, sia mai che ci sia un 3×2 sulle tasse per risparmiare.

La nuova misura contribuirà a creare una concorrenza più leale per le imprese dell’UE, proteggerà meglio i consumatori dai prodotti non sicuri, affronterà le frodi doganali, e affronterà le preoccupazioni ambientali relative al trasporto marittimo di massa” si legge sul sito dell’Unione Europea, anche se non mi è chiaro come si possa fare tutto questo con soli 3 euro.

Il provvedimento prevede che se ordinate 5 magliette su un sito extra UE pagherete 3 euro di dazi. Se ordinate 5 magliette e una cover del telefonino a forma di gatto pagherete 6 euro di dazi, perché le magliette e la cover a forma di gatto fanno parte di due categorie merceologiche diverse. Li pagate voi acquirenti compulsivi di paccottiglia questi dazi? In teoria no, in pratica il prezzo potrebbe aumentare alla base o i dazi potrebbero essere ricaricati sulle spese di spedizione.

Potranno dunque 3 euro fermare qualcuno dal comprare una maglietta dalla Cina che costa un terzo di quella che costa nei negozi vicino a casa? Non credo, banalmente perché sono finiti i soldi. Sono finiti e basta, e quando i soldi finiscono una persona non sta lì a pensare al lavoro minorile, all’inquinamento globale, al piccolo artigiano, si prende le sue magliette a tre euro e campa con quelle. Coi soldi finiti, ancor meno si stanno ad ascoltare i grandi manifesti programmatici delle istituzioni, manifesti perlopiù basati sul far sentire in colpa i cittadini. Tuttavia, ho come la sensazione che insieme ai soldi sia finito anche il senso di colpa, potrebbero provare a metterci sopra una tassa e vedere che succede.

Credo che, come società, siamo arrivati ad un punto in cui forse ci dovremmo preoccupare anche di quello che non paghiamo, che sia TikTok o un sito che vende dopamina, più che dei tre euro di dazi.

“Food Never Comes” è una app sudcoreana di cibo da asporto di ristoranti che non esistono, dove si ordinano piatti che non esistono, pagati con soldi che non esistono, portati da corrieri che non esistono: si ordina da mangiare, si segue il corriere, si paga.

Gli studiosi dicono che il rilascio di dopamina -neurotrasmettitore che regola anche il piacere- funzioni nel processo e non solo nella ricompensa, come se esistesse una specie di soddisfazione per procura. Non c’è inquinamento, non c’è concorrenza sleale, non ci sono prodotti non sicuri: alla fine, come può una cosa che non esiste essere pericolosa?

Se questa app l’avesse progettata l’Unione Europea ci sarebbe in vendita l’aria condizionata che non esiste, con gli operai che vengono a casa a montarti i condizionatori immaginari e che ti dicono che è colpa tua se fa caldo perché compri i pacchettini extra UE. A questo punto aspettiamo che l’Unione Europea metta una tassa pure sulla dopamina, tanto tra un po’ finisce pure quella.

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