Un aereo dirottato all’ultimo momento su Mashhad, due caccia israeliani segnalati nei cieli iracheni, una delegazione di oltre settanta persone costretta a otto ore di viaggio via terra per rientrare a Teheran. È il cuore del retroscena pubblicato dal New York Times, secondo il quale Israele avrebbe tentato di eliminare i negoziatori iraniani negli accordi con Washington, di ritorno da Islamabad.
Per il quotidiano Usa, che cita funzionari americani anonimi, lo scorso 12 aprile il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf rientrava dal Pakistan, dove aveva incontrato il vicepresidente Usa JD Vance, quando i servizi iraniani avvertirono il suo aereo di un possibile attacco israeliano. Il velivolo virò su Mashhad; la delegazione proseguì poi via terra. Washington, secondo il Times, temeva che Israele volesse colpire proprio Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, i due uomini alla guida dei negoziati, al punto da chiedere ad altri Paesi della regione di avvertire Teheran. La replica di Gerusalemme è arrivata secca: l’ufficio di Netanyahu ha bollato la ricostruzione come «fake news, una totale fabbricazione della realtà».
Israele non ha mai fatto mistero di avere i vertici del regime degli ayatollah sulla lista dei nemici da eliminare. A marzo il Wall Street Journal aveva già riportato che sia Araghchi che Ghalibaf erano sull’elenco, poi rimossi mentre si discutevano i negoziati Usa-Iran, con Washington che avrebbe chiesto direttamente a Israele di non colpire Ghalibaf. Tra l’altro, il capo del parlamento iraniano era già sfuggito per poco alla morte sia nella guerra dei 12 giorni del giugno 2025 sia nell’ultimo conflitto, estratto dalle macerie in entrambi i casi. Situazioni che, come per Araghchi, hanno più volte fatto pensare che i due in verità rappresentino la quinta colonna israeliana in Iran. Paese nel quale Israele, oltre a colpire i vertici del regime, ha anche ucciso, in una struttura delle guardie rivoluzionarie, Ismail Haniyeh, ex leader di Hamas, nella notte tra il 30 e il 31 luglio 2024 mentre si trovava a Teheran per l’insediamento del neopresidente Pezeshkian. Anche lì, un appoggio interno è stato essenziale.
Il retroscena, al di là della sua verificabilità, dimostra ancora una volta gli attriti tra Trump e Netanyahu (che ieri hanno annunciato un nuovo incontro), su obiettivi e gestione del conflitto. Gli Usa avrebbero chiesto direttamente a Israele di non colpire i negoziatori, per non far saltare l’intero processo diplomatico e per questo avrebbe avvisato quelli che, in quel momento, comunque erano nemici che, in ogni caso, successivamente all’episodio, hanno comunque continuato a viaggiare.
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