Ottanta fiale di fentanyl sparite dalla cassaforte della farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma. Una quantità che, secondo le stime diffuse dalle autorità, potrebbe essere sufficiente per alimentare migliaia di dosi destinate al mercato illecito. È bastata questa notizia per far scattare una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, l’intervento dei Carabinieri del NAS, un’ispezione del Ministero della Salute e un’indagine della Procura di Roma.
Ma al di là dell’allarme istituzionale, il caso presenta numerosi interrogativi. E sono proprio questi, più dei fatti già noti, a delineare una vicenda che potrebbe rivelarsi molto più complessa di un semplice furto.
I fatti accertati
Le informazioni confermate finora sono poche ma significative. Sono scomparse 80 fiale di fentanyl dalla cassaforte della farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma. Il fentanyl è uno degli oppioidi sintetici più potenti utilizzati in medicina e la sua conservazione è sottoposta a procedure estremamente rigide, con registri, controlli e tracciabilità obbligatoria.
Dopo la scoperta della sparizione sono stati coinvolti i Carabinieri del NAS, il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione e la Procura di Roma ha aperto un fascicolo. Da Palazzo Chigi è stato espresso un forte allarme, sottolineando che il quantitativo sottratto potrebbe alimentare un importante traffico illecito.
A caccia del Fentanyl, la droga che rende zombie
Primo punto: come si entra nella cassaforte?
È probabilmente la domanda più importante. Le sostanze stupefacenti ospedaliere non vengono conservate in normali armadi farmaceutici. Sono custodite in locali protetti e in casseforti accessibili soltanto a personale autorizzato. Per rubare 80 fiale non basta entrare in ospedale. Occorre almeno una delle seguenti condizioni: conoscere perfettamente la struttura; avere accesso autorizzato; riuscire ad aggirare sistemi di sicurezza e controlli oppure beneficiare di una complicità interna.
Al momento non esistono elementi pubblici che dimostrino il coinvolgimento di personale ospedaliero, ma è inevitabile che questa sia una delle piste investigative.
Secondo punto: perché proprio 80 fiale?
Il numero non sembra casuale. Non si parla di una o due confezioni sottratte per uso personale. Ottanta fiale rappresentano un quantitativo importante, compatibile con un’operazione pianificata. Gli investigatori dovranno capire se: il ladro conosceva esattamente le giacenze; ha scelto deliberatamente quel quantitativo; oppure ha portato via tutto ciò che era disponibile. La differenza cambia completamente il profilo del responsabile.
Terzo punto: il furto è stato scoperto subito?
Un’altra domanda fondamentale riguarda i tempi. Non è ancora stato chiarito: quando è avvenuto il furto; quando è stata effettuata l’ultima verifica delle giacenze; quante ore o quanti giorni siano trascorsi prima della scoperta. Più tempo passa tra il furto e la denuncia, maggiori sono le possibilità che il materiale venga già immesso sul mercato clandestino. Questo dettaglio potrebbe rivelarsi decisivo.
Quarto punto: furto su commissione?
Tra le ipotesi riportate dalla stampa c’è quella di un furto “su commissione”. È però importante sottolineare che, allo stato attuale, si tratta di una pista investigativa e non di un fatto accertato. L’idea nasce da una semplice considerazione. Il fentanyl non è una sostanza facilmente rivendibile come altri farmaci. Serve una rete criminale capace di: conoscerne il valore; trovare acquirenti; tagliarlo o redistribuirlo; monetizzarne rapidamente il traffico.
Chi ha organizzato il furto potrebbe quindi aver già avuto un destinatario. Ma, allo stato delle indagini, non esistono prove pubbliche che colleghino il furto a specifiche organizzazioni criminali.
Quinto punto: le procedure di controllo hanno funzionato?
Il sistema italiano prevede una tracciabilità rigorosa degli oppioidi. Ogni movimento dovrebbe essere registrato. Se davvero sono sparite 80 fiale, le possibilità sono sostanzialmente due: il sistema di controllo è stato aggirato oppure qualcosa non ha funzionato nelle verifiche. L’ispezione ministeriale dovrà proprio chiarire questo aspetto.
Sesto punto: perché la reazione del Governo è stata così immediata?
Non capita spesso che un furto ospedaliero provochi una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi. La rapidità della risposta istituzionale suggerisce che il rischio sia stato considerato molto elevato. Le ragioni possono essere diverse: il potenziale sanitario del fentanyl; il possibile impatto sul mercato della droga; il timore che il caso evidenzi vulnerabilità nei sistemi di custodia delle sostanze stupefacenti ospedaliere. Anche su questo fronte, però, sarà necessario attendere gli esiti delle indagini.
Cosa manca ancora
Molte informazioni decisive non sono ancora pubbliche. Tra queste: come è stata aperta la cassaforte; se vi siano immagini di videosorveglianza; se siano stati rilevati accessi anomali; se il furto sia stato compiuto in pochi minuti o nell’arco di più giorni; se vi siano sospettati o persone già ascoltate dagli investigatori; se siano state trovate impronte, tracce biologiche o elementi utili all’identificazione dei responsabili.
La vera domanda
L’aspetto forse più inquietante della vicenda non è tanto il valore economico delle 80 fiale. È capire se qualcuno sia riuscito a sottrarre una delle sostanze più controllate presenti in un ospedale italiano senza lasciare immediatamente tracce. Se fosse stato un colpo improvvisato, emergerebbero probabilmente errori o tentativi maldestri.
Se invece dovesse risultare un’operazione pianificata, con conoscenza delle procedure interne e dei sistemi di custodia, il caso assumerebbe una dimensione completamente diversa. Per ora le risposte non ci sono. Ed è proprio questo il punto più significativo: le domande aperte sono ancora molte più delle certezze.
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it






