Trump e lo sport, quante batoste: cerca gloria ma trova fischi e sconfitte

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L’autista di Uber – un americano White Anglo-Saxon Protestants (Wasp) di Newark – che due giorni fa ci ha portato allo stadio del New Jersey si spacciava per appassionato di soccer: abbiamo trascorso 20 minuti a spiegargli che non c’è nessuna espulsione a tempo nel calcio e che i rossi, inteso come cartellini, determinano una squalifica. Questo almeno fino a quando Donald Trump, che evidentemente come l’autista di Uber ha un pizzico di ignoranza sulle regole del gioco più bello del mondo, non ha chiamato Gianni Infantino per farsi spiegare perché Balogun non poteva giocare e lamentando che senza di lui lo spettacolo non sarebbe stato lo stesso.

Donald Trump ha un rapporto curioso con lo sport. Si vanta – lo ha detto lunedì dallo Studio Ovale – di essere stato un buon atleta in gioventù e nessuno ha prove per smentire o confermare, ma sovente quando decide di entrare nell’agone in prima persona qualche inconveniente lo crea.

Gli aneddoti si sprecano: tralasciando la scomposta conversazione con Infantino che “Gianni” avrebbe voluto tenere privata, ma i segugi del New York Times hanno scoperto, basta tornare alla storica serie finale con cui i New York Knicks, dopo 53 anni, hanno riportato l’anello dell’NBA a Manhattan. Trump ha voluto esserci per gara 4. Caos sicurezza, bordate di fischi e soprattutto l’unico rovescio dei Knicks contro San Antonio.

I fischi li ha presi pure al Superbowl del 2025, qui mescolati a urla e applausi. Fu vinto dagli Eagles, squadra della working class della Pennsylvania. Lui in cuor suo tifava per i Chiefs di Kansas City, quelli di Travis Kelce, da pochi giorni fresco sposo di Taylor Swift e del quarterback Mahomes, ritenuto un suo “elettore” insieme alla moglie.

Al football è da riferire lo scontro più duro fra Trump e lo sport. Risale all’agosto del 2016 quando Colin Kaepernick, quarterback dei San Francisco 49ers, poi licenziato, si inginocchiò durante l’inno nazionale per “onorare un paese in cui la minoranza nera è ancora oppressa”. Trump non era ancora presidente ma attaccò il gesto e lo scontro – poi esploso sull’onda di Black Lives Matter – sul tema football e diritti non si è mai placato.

Lo scorso anno quando la Fifa testò il Mondiale monstre con quello per Club, il presidente Usa si presentò al MetLife Stadium per la finale. Andò a premiare il Chelsea e fu un colorito disastro. Rimase sul podio con i giocatori, divertiti e sorpresi, fece ritardare i fuochi di artificio, gettò nel panico il Secret Service. Il bis è atteso il 19 luglio, Infantino ha annunciato che sarà Trump a consegnare il trofeo.

Barack Obama si era fatto costruire un campetto di basket alla Casa Bianca; George W. Bush non perdeva una partita di Texas Rangers di baseball di cui era stato azionista.

Donald Trump passa i weekend a giocare a golf. E gli appassionati di golf sono quelli che lo hanno applaudito quando con la nipote Kai è andato a New York per la Ryder Cup lo scorso settembre. Vinsero gli europei e non succedeva da decenni che strappassero il trofeo agli Usa a casa loro. Però le relazioni con i golfisti – da Bryson DeChambeau sul palco nella notte della vittoria delle elezioni 2024 a Tiger Woods, compagno dell’ex moglie di Don junior – sono ottime e le conoscenze del gioco magistrali. È così “fissato” con il golf che vuole trasformare l’East Potomac Course – campo pubblico da 24 dollari a giro a pochi passi dalla Casa Bianca – in un posto favoloso e chic. Quanto costerà però? Si chiedono i golfisti della domenica.

Quando era solo un immobiliarista e un personaggio tv, Donald aveva un box a Flushing Meadows. Non ci andava spesso, ma era il “posto dove stare” durante le due settimane dello US Open di tennis. Così lo scorso anno ha pensato bene di tornarvi da presidente a vedere Alcaraz contro Sinner. Gli chiedemmo per chi avrebbe fatto il tifo: se la cavò con “Two great players”, due grandi giocatori ed evitò di azzardare pronostici.

Da presidente Trump ha partecipato a una serie di eventi sportivi senza precedenti: la Daytona 500 Beach di auto; il campionato NCAA di Wrestling per non parlare delle competizioni di arti marziali del circuito UFC. E qui ha raggiunto l’apogeo: dopo le tappe a Miami e in New Jersey, un mese fa ha tenuto lo show nel South Lawn della Casa Bianca. Da cartellino rosso, per i democratici.

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