Baby K torna a giocare la sua partita estiva, ma stavolta con uno sguardo che va oltre la stagione. Tucamacarena nasce dentro Napoli, cresce su un impianto riconoscibile e immediato, ma lascia intravedere il passaggio di un’artista che, dopo anni di dominio sul terreno del tormentone estivo, sembra pronta a rimettersi in discussione pensando, per la prima volta in modo esplicito, al Festival di Sanremo. «Perché no? – sorride lei – Non ci sono mai andata eppure di cose ne ho fatte parecchie e mi sono presa le mie soddisfazioni. Se il festival mi chiama, corro, mica sto a pettinare le bambole. Sarebbe una sfida vera e anche una figata. Il 2027 potrebbe essere l’anno giusto ma non c’è niente di sicuro. Sempre che a De Martino piaccia la canzone che magari gli porterò ».
Vero nome Claudia Judith Nahum, cresciuta tra Singapore, Londra e Roma, Baby K continua a lavorare su quella matrice multiculturale che nel tempo le ha permesso di mescolare linguaggi e pubblici diversi. «È quello che mi guida – spiega – i miei gusti musicali nascono da quelle esperienze, mi hanno formata». Un’identità che negli anni si è tradotta in una posizione pesante nel pop italiano: unica artista femminile con un Disco di Diamante, 17 dischi di platino, 5 d’oro, il primo videoclip oltre il miliardo di visualizzazioni e undici settimane consecutive al vertice della classifica FIMI/GfK. «Eppure – confessa -, al di là dei risultati, resta centrale il rapporto con il pubblico. Non ho mai fatto Sanremo, che è un’alchimia a parte ma forse perché fin dall’inizio ero diversa dal panorama musicale che mi circondava. Forse anche incompresa, però suscitavo curiosità. Ho attraversato tante fasi e credo che il pubblico percepisca che porto sempre qualcosa che non c’è già». Un posizionamento che dimostra una volontaria distanza dalle dinamiche più classiche: «Ho sempre fatto parlare la musica più di tutto il resto. Mi si vede poco in tv, sui giornali, mi espongo quanto serve e mi fermo lì. Poi è chiaro: siamo nello spettacolo, chi ha carisma, è furbo e sa come muoversi usa i suoi skills ed è giusto così».
Nel brano di quest’estate, intanto, Napoli non è solo sfondo. «Sono ossessionata dalle foto napoletane di Robbie McIntosh – racconta – perché sono le facce della gente a raccontare un luogo, non il contrario. Qualche tempo fa poi vedevo Maradona ovunque: andavo in studio e trovavo uno sticker di Maradona, il producer al mixer era napoletano; da lì ad aver voglia di andare a Napoli visitare il murales è stato inevitabile». E il ritornello: «Tu dammi un bacio sotto il murales di Maradona» lo conferma. Tucamacarena mescola desiderio, libertà e gioco, ma prova anche ad allargare la prospettiva. «La narrazione del Sud è spesso sbagliata – osserva – e mi piace che una canzone possa aprire un mondo su un’idea di nazional-popolarità diversa. Anche per il video non volevo semplicemente delle comparse, ma donne con una storia e una personalità precisa, capaci di portarsi addosso un vissuto vero: per questo ho scelto Marika Gambardella, Teresanna Pugliese, Sara Penelope Robin e Maria Vittoria Gagliardi. Arrivano da percorsi diversi, ma hanno in comune quella forza istintiva che ti permette di comunicare senza costruzioni, di essere credibile anche quando tutto intorno è molto estetico e pop. Mi interessava proprio questo contrasto, mettere insieme linguaggi e provenienze differenti ma farli dialogare dentro un racconto unico, quasi istintivo. E accanto a loro ho voluto Carmelo Cosma, La Tarantina, perché rappresenta qualcosa che non puoi replicare: un simbolo spontaneo, naturale, della cultura popolare napoletana, una presenza che dà al video un radicamento reale, lo ancora a un immaginario preciso e lo rende vero».
Dopo tanti anni passati a dominare l’estate, la sfida è aperta. «Dipende molto da chi guarda, più che da chi crea – conclude lei – ma è limitante sentirsi chiusi in un perimetro. Mi interessa che vengano riconosciuti anche altri sforzi». De Martino è avvisato.
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