G8 di Genova, Scajola: “È stata una delle pagine più buie della storia della Repubblica”

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Claudio Scajola, sindaco di Imperia, era il ministro dell’Interno che si trovò a gestire il G8 di Genova. Fu un disastro. «Sono state scritte alcune delle pagine più buie della storia della Repubblica», riconosce.

Tornando indietro con la memoria, come valuta l’organizzazione?

«Rimango convinto che il Governo, che si era insediato da appena un mese, abbia fatto l’impossibile. I piani di sicurezza erano già stati approvati dal precedente governo e decidemmo di non toccarli. Era una sfida difficile: c’era stato un cambio di governo con la vittoria di Berlusconi a maggio, la prima uscita internazionale del neo eletto presidente George W. Bush, il primo G8 a cui partecipava Vladimir Putin. I rischi erano altissimi. Ricevetti anche un’informativa dove per la prima volta emerse il nome di Osama Bin Laden in relazione al rischio di un grave attentato; per questo prendemmo misure di sicurezza straordinarie anche sul traffico aereo. I fatti dell’11 settembre, avvenuti soltanto due mesi dopo, confermarono l’opportunità di quelle misure».

Le cito tre luoghi simbolo: piazza Alimonda dove un carabiniere uccide il manifestante Carlo Giuliani, la scuola Diaz in cui la polizia fa un’irruzione estremamente violenta, la caserma Bolzaneto dove vengono maltrattati decine di arrestati.

«Anche se molto è stato studiato, alcuni punti restano oscuri. Questo non mi frena dal dire, come ho già fatto, che sono state scritte alcune delle pagine più buie della storia della Repubblica».

Il vicepremier Gianfranco Fini e il ministro della Giustizia Roberto Castelli furono presenti in sala operativa o nella caserma-carcere di Bolzaneto. Non favorirono il sospetto che il governo stesso avesse autorizzato una sospensione delle regole?

«Per tutta la durata del G8 io rimasi al mio posto, al Viminale, dove notte e giorno ho seguito l’evolversi della situazione. Mi hanno sempre insegnato che quando c’è una situazione emergenziale, ognuno deve attenersi ai propri compiti e alle proprie responsabilità. Ad emergenza finita, poi, si può discutere di tutto. Tuttavia, sento di dover rimarcare che mai il Governo italiano, neppure implicitamente, autorizzò una sospensione delle regole e della legge. Quando arrivò la notizia della morte di Carlo Giuliani chiamai subito il presidente Ciampi e Berlusconi, che erano impegnati nel vertice. Ciampi mi disse “Coraggio hai fatto il possibile” e poi Berlusconi “Fatti forza”. Provai un dolore enorme e compresi il rischio di disordini ancora peggiori».

La Cassazione stabilì, a proposito di Bolzaneto, un «clima di completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto».

«Nessuna tensione di piazza può giustificare le derive di Bolzaneto e della Diaz. La violenza subìta dalle forze dell’ordine è stata reale e criminale, ma la risposta fu intollerabile. Sono state azioni lontane dal concetto di Stato di diritto, senza giustificazione, che hanno avuto un giusto seguito in sede giudiziaria».

Furono anche mostrate prove false ai giornalisti. Non pensa che quelle scorrettezze abbiano danneggiato la fiducia dell’opinione pubblica nelle forze di polizia?

«Credo che le forze dell’Ordine godano di grande rispetto da parte degli italiani per il compito gravoso a cui sono chiamate ogni giorno. Non c’è dubbio, tuttavia, che il G8 di Genova palesò la necessità di rivedere la loro formazione per eventi di quel tipo. Nonostante gli sforzi sulla formazione che anche il nostro Governo fece prima del vertice, nel 2001 la preparazione era sicuramente più indietro rispetto a quella attuale e il clima di terrore creato ad arte nelle settimane precedenti non aiutò».

Può chiarire una volta per tutte se autorizzò la polizia a sparare qualora i manifestanti avessero violato la Zona rossa?

«La mia posizione è sempre stata chiara. La Zona rossa prevedeva di essere invalicabile per la tutela delle persone che si trovavano al suo interno. Avevamo la responsabilità non solo dei capi di Stato, ma anche di migliaia di genovesi inermi. Ci fu una richiesta di maggiore attenzione, ma nessuna autorizzazione diversa».

Oggi che pensa di come andarono le cose?

«Penso che furono giornate drammatiche per tutti, prima, durante e dopo. Per i residenti, per le forze dell’Ordine e per la marea di ragazzi venuti a chiedere un mondo diverso. Non erano nemici, erano la voce democratica di quel vertice – e lo avevamo spiegato chiaramente anche a chi doveva gestire l’ordine pubblico. Purtroppo un evento significativo per la direzione da dare al mondo si trasformò in un concentrato di violenza senza senso».

Il G8 ha pesato sul corso della politica nazionale?

«Per gli eventi tragici che lo caratterizzarono, rimase vivo nel ricordo di tutti. Ma se devo pensare al risvolto politico, devo dire di no per il semplice fatto che di lì a poco ci sarebbe stato l’attentato alle Torri Gemelle che stravolse l’intera agenda politica nazionale e internazionale. E lo dico con rammarico. Molte domande dell’epoca sono rimaste inevase, con effetti deleteri che vediamo ancora oggi».

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