Netflix crolla a Wall Street: la crescita più lenta da tre anni e il risiko dello streaming

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Netflix ha chiuso un trimestre in linea con le attese sugli utili, eppure il titolo ha ceduto terreno subito dopo la chiusura dei mercati e continua a crollare del 10% nel premercato di Wall Street. A pesare non è stato il passato, ma il futuro: la previsione di una crescita dell’11,7% su base annua nel terzo trimestre è rimasta sotto il consenso degli analisti e, se confermata, segnerebbe l’espansione più lenta dal 2023.

Il secondo trimestre, in sé, non è andato male. I ricavi sono saliti del 13% rispetto a un anno prima, toccando i 12,6 miliardi di dollari.

Abbonamenti e pubblicità

A sostenere il risultato hanno contribuito i rincari sui listini applicati nella prima metà dell’anno – l’azienda li ha giudicati «andati bene», senza gli effetti collaterali che qualcuno temeva – insieme alla spinta della gruppo: i ricavi da questo canale sono attesi in raddoppio, fino a circa 3 miliardi di dollari nel 2026.raccolta pubblicitaria. Ed è proprio sull’advertising che poggiano molte delle ambizioni del gruppo. I ricavi da questo canale si stima raddoppieranno e sono attesi fino a circa 3 miliardi nel 2026.

Dopo anni di espansione tumultuosa degli abbonati, Netflix sta costruendo la sua prossima fase su leve diverse: la pubblicità, gli eventi in diretta, i videogiochi. Nessuna di queste, per ora, ha la forza propulsiva che ebbe la corsa agli abbonati del decennio scorso. E la frenata del terzo trimestre viene letta come il primo segnale visibile di questo passaggio di stagione.

Secondo l’analisi di Paolo Pescatore di PP Foresight riportata da Reuters, le stime «sembrano riflettere una combinazione di prudenza da parte del management e un profilo di crescita che matura naturalmente, più che un improvviso peggioramento del business». Netflix, aggiunge, «entra in una fase più regolare, con un margine di errore molto più stretto rispetto ad aspettative che restano altissime».

Il fallimento di Opa su Warner Bros e Roku

A complicare il quadro c’è la scelta di ridurre la trasparenza. Dal gennaio 2027 il rapporto sulle ore di visione, oggi semestrale, diventerà annuale: una decisione motivata dalla volontà di «mantenere l’attenzione sui principali indicatori finanziari», ricavi e utile operativo. Nel 2025 era già stata sospesa la pubblicazione trimestrale dei dati sugli abbonati. Meno numeri sul tavolo, in un momento in cui gli investitori ne chiederebbero di più.

Il nodo principale resta la concorrenza, che arriva ormai da ogni direzione. I gruppi tradizionali come Walt Disney, l’ascesa di YouTube, il consumo mobile alimentato da app come TikTok. Incide però anche il risiko dello streaming che va avanti ormai da un anno. Dopo il fallimento del tentativo di acquisizione di Warner Bros, che sta ormai per essere ceduta a Paramount – nonostante l’opposizione di alcuni Stati americani che hanno fatto causa per rallentare l’operazione – Netflix ha perso anche la partita di Roku, piattaforma streaming che aveva puntato ma che poi è stata acquisita da Fox.

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