TORINO. Una lettera, centoventi firme e una richiesta rovesciata: tassateci di più. A scriverla al neopremier laburista Andy Burnham è un gruppo di milionari britannici — imprenditori, star dello spettacolo, volti noti — riuniti sotto la sigla Patriotic Millionaires Uk, organizzazione che iniziative del genere le ha già promosse in passato. Tra i firmatari l’ex campione di calcio e conduttore televisivo Gary Lineker, l’imprenditrice Julia Davies, il musicista Brian Eno.
«Vogliamo che ci tassiate. Possiamo permettercelo», si legge nel testo. «Non parliamo di tasse più alte per chi lavora ogni giorno per il proprio reddito, ma per i più ricchi, il cui reddito deriva dal patrimonio che possiedono». Lineker rilancia: «Il nostro fantastico Paese merita il sostegno di tutti noi per una società più equa».
L’appello arriva mentre Burnham muove i primi passi a Downing Street. Eredita un’economia frenata dalla guerra con l’Iran, con crescita data in netto rallentamento e inflazione in risalita, un carovita che morde e servizi pubblici sotto pressione. Il margine di manovra è stretto: il manifesto con cui Keir Starmer aveva vinto escludeva aumenti delle principali aliquote, e il successore resta vincolato a quelle promesse.
Su una patrimoniale, però, il premier non ha chiuso la porta. Proprio a Lineker, ospite del podcast Goalhanger la scorsa settimana, aveva anticipato che il governo «potrebbe dover chiedere qualcosa in più».
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