Daniela Florea aveva cercato una nuova casa di nascosto da Daniel Trandafir, l’ex compagno e il padre di suo figlio. Voleva allontanarsi dall’uomo che, stando a quanto raccontato da chi le voleva bene, era ossessionato da lei. Quell’uomo che le scriveva quando non erano insieme, la chiamava se non rispondeva e, a volte, la seguiva. Quell’uomo che ora è indagato per il suo omicidio: potrebbe essere stato lui a toglierle la vita e poi a nascondere il suo corpo, avvolto in un lenzuolo, nel cassone della camera da letto, nel piccolo appartamento che per lei rappresentava un nuovo inizio.
Entrambi originari della Romania, avevano scelto Barriera di Milano, il quartiere più multiculturale di Torino. Lui, 45 anni, idraulico all’ospedale Molinette. Lei, dieci anni in meno, impiegata nel settore delle pulizie al Regina Margherita. Per anni hanno abitato al piano terra di un alloggio in via Porpora, dove oggi restano due cactus sul davanzale e ancora i cognomi di entrambi sui campanelli. Le tapparelle sono abbassate, al citofono non risponde nessuno. Si sente solo l’abbaio di un cane.
In questo angolo di città li vedevano spesso uscire i con il figlio, un bambino di sei anni che ora è stato collocato dalla procura dei Minori in una comunità. Andavano insieme a fare colazione nel solito bar all’angolo e poi, al pomeriggio, merenda sempre nello stesso posto. Mai una litigata in pubblico, mai un urlo che potesse allarmare i vicini. Due persone abitudinarie e riservate, di quelle che nascondono i problemi dietro un sorriso.
Ma chi conosceva davvero Daniela Florea, come l’amica Gianina, racconta che dietro alla sua tranquillità c’era sofferenza: «Le cose tra loro non andavano bene perché lui era molto geloso. Quando noi uscivamo insieme, le scriveva in continuazione: “Ma dove sei?”, “Tra quanto torni?”, “Perché hai portato il bambino così lontano?”. E se lei non rispondeva, la chiamava». Non importava che lei fosse a lavoro, occupata a pulire le sale operatorie o i corridoi dell’ospedale. «Se non rispondeva subito lui si arrabbiava – aggiunge Gianina – Ma che io sappia non era mai stato violento. Però la seguiva: diverse volte l’abbiamo trovato nascosto fuori dai locali dove andavamo». Anche altre amiche le avevano suggerito di denunciare, di segnalare Daniel Trandafir alle autorità. «Ma lei non diceva niente, nemmeno che aveva paura – spiegano – Era scossa, stava in silenzio e poi si metteva a piangere».
Florea mesi fa si era separata dal compagno e da poco era andava a vivere con il figlio in un appartamento al terzo piano di via Paisello 17, a un chilometro e mezzo dall’altra casa. «Inizialmente a lui aveva nascosto la ricerca del nuovo appartamento perché non lo avrebbe accettato – spiega Gianina – Poi, gliel’ha dovuto dire e gli permetteva di andare a trovare il figlio». È qui, nella palazzina con la facciata in piastrelle gialle, che lunedì nel cuore della notte gli investigatori della Squadra mobile della questura, coordinati dalla procura, hanno trovato il corpo della 35enne.
Era scomparsa da giorni: nessuno né dei residenti del quartiere né dei colleghi l’aveva più vista. È stato un amico, preoccupato perché non rispondeva al telefono, ad andare a cercarla. E, dopo aver suonato invano al citofono, a fare la segnalazione al numero di emergenza 112.
Gli agenti della polizia di Stato, con i vigili del fuoco, la Scientifica e il medico legale, hanno trovato l’alloggio in ordine. Nessun segno di scasso. Il cadavere della donna era in avanzato stato di decomposizione: nemmeno l’autopsia – svolta ieri da Roberto Testi, direttore della Medicina legale dell’Asl di Torino – ha potuto chiarire come è stata uccisa e quando. Non è semplice: ci vorrà tempo, serviranno altri esami. Intanto, le indagini vanno avanti.
L’ex compagno è stato sentito a lungo dagli investigatori, già la notte stessa del ritrovamento del cadavere, ma ha negato ogni responsabilità: è accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Ma l’ipotesi di reato potrebbe cambiare nelle prossime ore per trasformarsi in femminicidio, con le aggravanti del caso.
«Con Daniela ci dovevamo vedere per un aperitivo o per il solito cappuccino al bar a inizio luglio, poi abbiamo rimandato più volte perché tutte e due avevamo i nostri impegni – conclude l’amica Gianina, singhiozzando – Ora lei non c’è più».
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