La ventiduenne sta rientrando a casa a Milano. Sono le undici di sera di giovedì 23 luglio. Apre il portone d’ingresso del palazzo. Dietro di lei si infila anche un ragazzo, che però non abita nello stabile. La giovane si dirige verso l’ascensore. Viene seguita dallo sconosciuto. Con lei avvia una breve conversazione rivolgendole delle domande personali. Quando le porte si aprono il ragazzo diventa violento. Impedisce alla ventiduenne di salire in ascensore e la spinge con forza contro un muro. Le mette le mani addosso e la spoglia dei pantaloncini. Inizia a palpeggiarla. La ventiduenne urla. Chiede aiuto agli altri condomini. Il timore di essere bloccato fa scappare l’aggressore.
La giovane esce anche lei dal palazzo di zona Certosa. In quel momento transita una pattuglia della polizia locale che sta tornando al comando decentrato del municipio 8. Gli agenti la soccorrono e raccolgono la denuncia. Acquisiscono anche le telecamere di sicurezza interne del palazzo che hanno ripreso interamente la sequenza dell’aggressione. Altri filmati degli impianti di videosorveglianza pubblici consentono di avere un volto del presunto autore. Lo riconosce anche con assoluta certezza la vittima.
I poliziotti locali dell’Unità Investigazioni e Prevenzione lo identificano in Mohamed Hussein, 24enne egiziano. Scoprono che lavora come muratore per una ditta impegnata in un cantiere edile a Fara Gera D’adda, in provincia di Bergamo. Qui lo rintracciano alcune ore dopo l’aggressione. In accordo con il pm di turno della procura orobica lo sottopongono a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il ventiquattrenne finisce in carcere, in attesa dell’udienza di convalida.
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