Una donna sta entrando in un ristorante che affaccia su piazza Kudrinskaya, a Mosca. Si chiama “Balzi Rosssi”, cucina italiana. Sono le 20 dei 1° agosto, sabato sera. Nulla di strano, se non fosse che questa donna ha addosso un ordigno esplosivo. Lei viene fermata sulla porta da una guardia di sicurezza, dentro il locale e si sta tenendo un banchetto privato, pare in onore di un generale russo. Lei non può entrare. Resta sulla porta, poi fa detonare l’esplosivo.
l’attentato
Mosca, bomba in un bar: nel mirino un generale russo (che si salva), arrestata una donna

Sono cinque i morti e diciannove i feriti, a renderlo noto è stata l’ambasciata russa in Italia attraverso un post pubblicato sui social e un successivo comunicato diffuso sul proprio canale Telegram. Secondo la sede diplomatica, solo grazie all’intervento di un agente dei servizi di sicurezza russi lo chef napoletano Carmine Alfieri e la sua brigata di cucina sarebbero riusciti a mettersi in salvo senza riportare ferite. L’ambasciata parla di un’azione resa possibile dall’«attenzione e dall’abnegazione professionale» della guardia di sicurezza presente sul posto.
Mosca: «Il morbo del terrorismo ucraino è in Italia»
Nel comunicato, l’ambasciata attribuisce la responsabilità dell’attacco ai cosiddetti «terroristi ucraini», rivolgendo pesanti accuse ai vertici di Kiev. In particolare vengono citati il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Kirilo Budanov, Mykhailo Fedorov e Andrii Yermak, che la diplomazia russa associa ad organizzazioni terroristiche come Al-Qaeda e lo Stato Islamico (Isis), senza fornire elementi a sostegno di tali affermazioni. «L’esplosione al ristorante Balzi Rossi e gli altri attentati avvenuti in Russia – si legge nella dichiarazione diffusa su Telegram – a Monaco e altrove attestano come il morbo del terrorismo ucraino sia arrivato in Europa, e in Italia in particolare». L’ambasciata sostiene inoltre che l’obiettivo dell’attacco sarebbe stato quello di intimidire i cittadini italiani che lavorano in Russia, dimostrando che anch’essi potrebbero diventare bersagli.
Nel testo vengono inoltre rivolte accuse a chi continua a sostenere militarmente e finanziariamente Kiev: «Chi continua a frequentare questi mascalzoni, a sedersi al loro tavolo, a baciare le loro guance non rasate, ad ammirare i loro ridicoli abiti neri e a fornire loro denaro e armi è complice di terrorismo, a prescindere dal ruolo», afferma il comunicato. Ad ogni modo, al momento non risultano conferme indipendenti che attribuiscano la responsabilità dell’esplosione ai soggetti indicati dalla sede diplomatica.
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