Grandine, pioggia e vento nell’Alto Novarese: “In pochi minuti devastate le nostre vigne”

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«Non c’è più niente». Gli agricoltori delle colline novaresi non sanno come altro descrivere quello che vedono dopo «mezz’ora di apocalisse» nel primo pomeriggio di ieri. Grandine, pioggia e vento con «una tromba d’aria» hanno devastato vigneti e campi di mais tra Ghemme, Fara, Barengo, Cavaglio d’Agogna, Briona, «danneggiato terreni a Romagnano Sesia» e «sfiorato quelli di Grignasco e Boca».

Un «downburst» – questo il nome del fenomeno dovuto ai cambiamenti climatici – con epicentro tra Fara e Sizzano. I grappoli d’uva, pronti per la vendemmia, sono stati distrutti dall’acqua e dal ghiaccio. Su molte piante non c’è più nemmeno una foglia. Al posto dei filari ci sono sterpaglie, con alberi e rami spezzati. «Per quest’anno è finita», si dicono tra loro i viticoltori al telefono o in nei campi, facendosi coraggio l’un l’altro: «Non raccoglieremo neanche un grappolo».

Il disastro a un mese dalla vendemmia

Enrico Maggiore, agricoltore che ha terreni a Ghemme, Fara, Barengo e Cavaglio, non sa da che parte girarsi per contare i danni. Ha guidato per tutto il pomeriggio cercando di fare un report per ogni vigneto. «Tutto ciò che rientra nella categoria di “agricolo” è stato spazzato via – dice senza girarci troppo intorno -. Non possiamo salvare nulla, non c’è una foglia attaccata alle viti». Gaudenzio Bernascone, presidente di Cia Novara, descrive a caldo il paradosso che stanno vivendo gli agricoltori di quelle zone: «C’è stato prima il problema del contenimento dei danni per l’assenza di acqua, che portavano le uve a non vinificare. Quando, stringendo i denti, qualcosa si era portato a casa, a un mese dalla vendemmia il disastro». Motivo più che sufficiente per contattare il Comune di Sizzano e chiedere di convocare una Commissione agricoltura: «Bisogna riconoscere questo evento come eccezionale e trovare dei riscontri con la Regione per definirlo “calamità naturale” e ottenere eventuali risarcimenti».


“Perso tra il 50 e il 90 per cento del raccolto”

Andrea Fontana, presidente del Consorzio di tutela Nebbioli Alto Piemonte e titolare dell’azienda vitivinicola Platinetti di Ghemme, dice che nel suo vigneto «perderò con ogni probabilità tra il 50 e il 90 per cento del raccolto». La conta dei danni la farà da oggi, come tutti gli altri agricoltori che hanno subito la furia del «downburst». A Ghemme, il sindaco Mirko Barbavara prova a rassicurare la comunità: «A parte vento e pioggia siamo stati graziati dalla grandine». Fontana, per la situazione che ha visto nei terreni colpiti dal disastro ambientale, però specifica: «È come se fosse già in inverno, con piante spoglie e senza uva e terre devastate dal ghiaccio e dalla trombe d’aria».

Sostegno dalle istituzioni

Dopo un lungo periodo di siccità questo fenomeno atmosferico ha messo in ginocchio l’area delle colline novaresi. Un motivo più che sufficiente per chiedere un intervento a livello regionale, afferma Sara Paladini, consigliera provinciale e comunale di Novara del Pd che possiede un vigneto a Fara Novarese: «Presenterò una mozione in Provincia affinché si chieda alla Regione di intervenire. Qui c’è stata l’apocalisse e tra riso, granturco, mais e vino noi agricoltori e viticoltori abbiamo vissuto prima l’emergenza idrica, ora quella climatica; è al pari delle crisi lavorative per cui finora l’ente regionale si è mosso finora». Ancora prima di protocollare il documento, lancia un appello: «Spero che il governatore Cirio venga sul nostro territorio per rendersi conto dei danni e agire di conseguenza».

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