Se Apple fosse nata in un garage in Italia, non avrebbe potuto definirsi subito una start-up innovativa. Per le norme del nostro paese, infatti, questo status è riservato alle società di capitali. Un paletto che la dice lunga sulla difficoltà di chi vuole diventare il prossimo Steve Jobs. Ma anche indossare i panni di un semplice artigiano non è meno faticoso.
Stando a un monitoraggio della Cna, l’avvio di una gelateria, per esempio, richiede circa 25-30 adempimenti, fino a otto amministrazioni coinvolte e il ricorso a sei professionisti. Conto finale: dai 2.500 ai 6 mila euro e un impegno di circa 70 ore. Tutto, peraltro, se l’apertura avviene in una zona semicentrale di una città e senza grandi pretese. Altrimenti, il costo lievita. Per installare nel locale impianti soggetti ad autorizzazione alle emissioni in atmosfera, come può essere un laboratorio di tostatura della frutta, occorrono ulteriori oneri tecnici, tempi allungati di 90-120 giorni e un extra fino a 4.500 euro. Ma quanto pesano sull’economia i lacci e lacciuoli alle imprese?
Il costo della burocrazia oscilla, a seconda delle stime. The European House – Ambrosetti lo quantifica in 57 miliardi di euro annui mentre l’ufficio studi di Federcepicostruzioni porta il conto finale (comprensivo di oneri amministrativi) a oltre 80 miliardi di euro annui, cioè una “tassa occulta” pari a circa il 3-4% del Pil.
Uno studio del 2026 della Promo PA Fondazione ha stimato che, da sole, le dieci autocertificazioni più diffuse comportano 3,4 milioni di giornate-uomo perse ogni anno per un costo di circa 674 milioni di euro. A sostenere la spesa proporzionalmente più alta sono le micro e piccole imprese. Secondo l’Osservatorio sulla burocrazia di Cna, l’adempimento dei vari oneri arriva ad assorbire ogni anno 313 ore di una piccola impresa o un artigiano, per un totale di oltre 43 miliardi di euro.
«Le continue riforme non hanno risolto il nocciolo del problema» spiega Alessandro Natalini, ordinario di Scienza politica all’università Lumsa di Roma. «Nonostante la Conferenza dei servizi, possono intervenire più di 40 soggetti con un ricorso al Tar. Serve uniformare alcune procedure e ridurre la frammentazione, tuttora ampia. Inoltre, bisogna sostenere i piccoli Comuni che non hanno una scala per tali interventi».
Sempre la Cna, stima che le oltre 20 semplificazioni realizzate con il Pnrr toccano più di 800 mila pmi e tagliano i costi della burocrazia di circa 2 miliardi l’anno. Risparmio annuo: fino a 2 mila euro a impresa. Fra le modifiche apprezzate, le insegne degli esercizi. Posizionarne una era un incubo: fino a nove enti coinvolti, moduli e istruttorie diverse in base alla zona, almeno 1.500 euro. Ora è sufficiente una Scia al Comune. Una strada, però, non sempre risolutiva.
L’operazione
Fs investe 2 miliardi per 19 nuovi treni alta velocità in Francia e sulla tratta Parigi-Londra
A CURA DELLA REDAZIONE ECONOMIA

«Nel tempo, la Scia è stata semplificata ma non basta: per molte attività manca un modulo standard e l’elenco dei documenti da allegare, avverte Marco Capozi, responsabile relazioni istituzionali e affari legislativi presso Cna. Si pensi all’apertura di un dehor: a seconda dei regolamenti comunali, può volerci una Scia o una richiesta di autorizzazione e ci sono norme diverse per spazi, materiali, colori. Bisognerebbe uniformare magari lasciando i vincoli solo nei centri storici e nei borghi antichi. Altrimenti, è una Babele». Fra i nodi, l’interoperabilità delle banche dati: le piattaforme nazionali digitalizzate non dialogano ancora del tutto. Inoltre, attuazione e utilizzo sono molto difformi fra amministrazioni centrali e locali. E questo costringe a duplicare moduli, allegare gli stessi documenti più volte, inserire dati già presenti in banche dati pubbliche.
Per il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, il principale ostacolo agli investimenti in Italia non è la mancanza di incentivi ma l’incertezza amministrativa e i tempi indefiniti. L’iter autorizzativo, se intervengono tanti enti con varie istruttorie tecniche, può durare dai diciotto mesi a tre-cinque anni o anche più.
Perfino per ampliamenti di impianti esistenti, tutto sommato, l’attesa non è proprio breve. Solo per aumentare la capacità dello stabilimento di Montechiarugolo, per esempio, la parmense Mutti ha impiegato un anno. «Lo shock esterno del Pnrr ha avuto un impatto enorme sulla pubblica amministrazione. Il rischio di perdere i fondi ha rappresentato una spada di Damocle per agire. Dunque, sono state varate misure straordinarie per creare le condizioni di messa a terra dei provvedimenti di spesa», prosegue ancora il professor Natalini. «Ma attenzione: ora è una fase delicata e decisiva. Il rischio è disperdere questa eredità mentre dobbiamo metterla a sistema».
Disclaimer : This story is auto aggregated by a computer programme and has not been created or edited by DOWNTHENEWS. Publisher: lastampa.it




